Page 202 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE 202
“risarcimento” reso necessario dal venir meno dei vincoli sessuali e affettivi spezzati
dalla guerra e tradottosi in quest’altro genere di rapporti (alla portata peraltro di pochi
ufficiali e sottufficiali), si riscontra su più larga scala nel dilagare di un vero e proprio
fiume di corrispondenze epistolari amorose, su cui ritorneremo rapsodicamente più
in là, ma anche attraverso alcuni dei compiti assegnati dalle loro promotrici di estra-
zione aristocratico borghese (Donna Paola Baronchelli, Carla Lavelli Celesia, Carla
Cadorna, Sofia Bisi Albini, Maria Fogazzaro ecc.) ai vari comitati pro Patria e a molti
enti ed uffici di pratica utilità nonchè tramite, a un certo punto, le stesse madrine di
guerra (che per conto proprio ne mantenevano poi, come vedremo, di genere vario e
differenziato), quantunque nell’ottica maschile, per non dire maschilista, si prospetti
sempre, allo sguardo esterno, un tipo di donna schiacciata e risolta nella principale e
quasi unica dimensione di servizio che la propaganda bellica le riconosca o le attribuisca
d’ufficio. Sebbene contraddetta il più delle volte dai comportamenti reali e dalla con-
sapevolezza che ne ebbero la maggior parte di quante, con le proprie scelte, ne erano
state autrici e protagoniste - sia che sostenessero e sia che, più raramente, oppugnassero
la guerra - fu infatti sempre questa narrazione a imporsi per lo più modellando una im-
magine della donna piuttosto stereotipata e del tutto incurante, di norma, delle diverse
motivazioni rintracciabili alla base di scelte fra loro concatenate che avrebbero dovuto
sconsigliarne l’enfatizzazione o suggerirne un uso meno sfrontato.
IV. Tra eros ed eroismo: donne in immagine
Nelle arti figurative e nelle cartoline illustrate , nondimeno, come nei manifesti
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murali, nelle locandine pubblicitarie e un po’ in tutti i materiali iconografici riconduci-
bili al conflitto che da noi e negli altri paesi belligeranti si rivolsero intenzionalmente
ad una vasta platea di fruitori sia borghesi che militari, fu invece preponderante, com’è
noto, l’uso simbolico o ammiccante delle sembianze femminili buone per rappresen-
tare ora la Patria (l’Italia turrita o in armi) ed ora un doppio cardine della famiglia (le
spose e le madri), ora le donne vistosamente al servizio della causa (le crocerossine e
le altre “volontarie” intese come “angeli di carne” ) ed ora le giovani ragazze (confi-
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denti e fidanzate, operaie e paesane, portatrici carniche e vittime violate dal nemico
41 Cfr. E. Sturani, La donna del soldato: l’immagine della donna nella cartolina italiana. Rovereto, Museo Sto-
rico Italiano della Guerra, 2005, ma cfr. anche , per le immagini, la raccolta a cura di Bepi Magrin,
L’amore e la guerra. Parole ed immagini d’amore nella Grande Guerra, 90° anniversario della conclusione del
conflitto, Schio, Sacrigraf, 2008.
42 Figure d’assalto. Le cartoline della Grande Guerra, a cura di L. Pignotti, Rovereto, Museo Storico Italiano
della Guerra, 1985.
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