Page 207 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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grande popolarità fra gli interventisti e di un sicuro favore presso gli alti Comandi (i
quali, anzi, ne propiziarono l’anno successivo la ristampa), va ricordato invece l’inten-
to con cui si rivolse qui non già ai propri colleghi letterati, bensì direttamente ai sol-
dati, colti o semicolti che fossero: nei suoi “Discorsi militari”, infatti, una specie di
vademecum di norme ad uso soprattutto di costoro, Boine non raccomandava tanto
di tener alto lo spirito patriottico, che sempre avrebbe dovuto comunque animarli,
quanto e ancor più di serbare saldo il rispetto di alcune regole fondamentali impernia-
te sulla valorizzazione della disciplina, dell’igiene individuale e dello spirito gerarchico
nell’idea che l’esercito “specie in una nazione moderna” dovesse configurarsi quale
“generatore” di quell’ “ordine” imprescindibile ch’era ormai vacillante, a suo avviso,
nella società civile. In difesa di simili vedute, con una punta in più di disincanto, Boi-
ne, quantunque stremato dalla tisi, continuò a spendersi anche privatamente sino alla
vigilia della morte che lo colse nel maggio del 1917 interrompendo così il fitto dialogo
epistolare da lui intrattenuto per molti mesi con Adelaide Coari, la femminista catto-
lica milanese fattasi crocerossina nel luglio del 1915, quando, su invito di padre Seme-
ria, si era recata a Udine, rimanendovi sino al maggio dell’anno successivo, per presta-
re assistenza ai feriti negli ospedali della “capitale della guerra” e a stretto contatto con
gli ambienti del Comando Supremo (di cui tracciava, nelle sue lettere, alcuni sapidi
profili senza risparmiare aspre critiche ad Agostino Gemelli e talvolta allo stesso pre-
te barnabita) . L’intero carteggio dei due mette bene in rilievo, in un caso certo spe-
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ciale e non esente da implicazioni sentimentali per quanto riguardava la Coari, ma
ugualmente molto significativo, la qualità e la natura delle motivazioni che avevano
spinto o stavano spingendo così tante donne a partecipare convintamente allo sforzo
di mobilitazione patriottica in atto nel paese e a sostenere con esso, assieme ai com-
battenti e alle loro famiglie, le ragioni della guerra . Anche se Boine, a un certo punto,
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arriva a rinfacciare all’amica una sorta di “morale vanità” da lui intravista al fondo
dell’indubitabile impegno suo e di molte altre infermiere “volontarie” , la Coari,
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55 Boine G. e Coari A., Carteggio (1915-1917), a cura di A. Aveto, Novi Ligure, Città del Silenzio Edi-
zioni, 2014.
56 Modugno O. , Mobilitazione femminile, Campobasso, G. Colitti e Figlio, 1916.
57 “Tiri fuori persino la “patria” in una di queste tue lettere! “ le scrive il 12 febbraio del 1916 (ivi, pp.
144-145) dopo averla così rimproverata: “Che il “sacrificio” tu lo faccia a star lì [sc. a Udine] piutto-
sto che a Milano questo no non dirlo perchè è una brutta bugia [...] Amica mia, il dovere più duro è
quello che è a portata di mano. Perciò spesso lo sfuggiamo per i doveri eroici. Che una contessina
o una marchesina vattelapesca venga infermiera al fronte questo è un guadagno per lei ed una utilità
per gli altri. Diffatti a casa non faceva nulla. Che tu ci ritorni a periodo chiuso è una oziosità immorale”.
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