Page 211 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
P. 211
II Sessione: ZONE DI GUERRA 211
sultazione si possano apprendere alcuni particolari, disseminati qua e là, in grado di
illuminarci ulteriormente sulle scelte maturate, tra la gente comune, da donne di di-
versa estrazione sociale che in comune - la ripetizione è voluta - avevano però la carat-
teristica di non essere inserite, di norma, ai piani alti dell’associazionismo assistenziale
e patriottico del fronte interno e di non poter quindi finire, più tardi, esattamente al
centro dell’attenzione e delle ricostruzioni degli storici. Anche limitando il sondaggio
a un’area circoscritta del Veneto e poi all’”istituto” delle madrine di guerra, nate da
noi, forse su modello francese, nel 1916 e accolte all’inizio da più di una riserva e
62
perplessità (da parte di Matilde Serao ad esempio ), i riflessi di vedute e di convinzio-
63
ni sulla guerra in corso di segno assai diverso fra loro trapelano sovente dai colloqui
a sfondo privato di cui le lettere si fanno tramite, ma non inficiano l’impressione che
le opzioni femminili borghesi tendessero davvero a privilegiare, in ultima analisi e
in più larga misura, un ulteriore supporto offerto spontaneamente dalle donne allo
sforzo bellico. Ausonia Curti una giovane vicentina “di ottima famiglia” nata nel 1895
e sfollata a Siena dopo Caporetto ragguaglia Giugio, il proprio fidanzato (Giuseppe
Tonini, classe 1893, anche lui di estrazione borghese ed ufficiale sul Grappa), a pro-
posito della situazione nella quale versa attualmente, lontana anche lei da casa, in una
città del centro Italia in cui non mancavano certo le diramazioni degli apparati di mo-
bilitazione civile e rinnova, come altre volte aveva fatto in precedenza sin dal giugno
64
l’alcôve. Correspondance amoureuse et érotique pendant la Grande Guerre, Paris, Êditions Imago, 2006.
62 Collegato in Francia con le iniziative de “La famille du soldat”, un’associazione fondata ad Anger
da Marguerite de Lens nel gennaio del 1915 (cfr A. Battaglia, Inventaire détaillé: l’ouvre “La Famille du
soldat” 1915-1919. F Delta 2142, Nanterre, Musee d’histoire contemporaine, 2009, pp. 2-3. e J. Y.
Le Naour, Les marraines de guerre: l’autre famille des soldats, in Les chemins de la mémoire, 2008, n. 181 p.7-
10.), l’”istituto”, per chiamarlo così, delle “madrine di guerra”, ebbe in Italia compiuto e assai più
ampio sviluppo nel corso del secondo conflito mondiale, ma trascorsi alcuni mesi dal suo esordio,
nel 1916, diede luogo anche da noi, durante la grande guerra, alla costituzione d’una discreta rete
di signore e signorine che, oltre scrivere e a riscontrare, con soldati e ufficiali, lettere del tipo a cui
faremo riferimento più in là, si adoperarono per far pervenire ai loro “figliocci” al fronte, scelti assai
speso a caso ma cercando di privilegiare quanti fossero sprovvisti di interlocutori in proprio, doni
di vario genere (maglie e calze di lana, guanti, passamontagna e altri oggetti di vestiario, tabacco e
sigarette, scaldaranci ecc.).
63 In aperta polemica con le vedute dei francesi, a suo avviso incompatibili con quelle del nostro pae-
se, la Serao, conservatrice ed antiemancipazionista, che aveva visto partire per il fronte tre dei suoi
quattro figli, si pronunciò in modo sostanzialmente negativo nei confronti del madrinato in un suo
libro (Parla una donna. Diario femminile in guerra, Milano Treves 1916,) che secondo alcuni avrebbe ri-
sentito, in ciò, dell’originario triplicismo dell’autrice e delle simpatie nutrite da lei e dal suo ex marito
Edoardo Scarfoglio per la kultur germanica.
64 Cfr. Catoni G., Siena e la grande guerra, Siena, Betti, 2014.
II-sessione.indd 211 05/05/16 10:32

