Page 209 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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continuare con questo esempio, si dichiara entusiasta dei successi conseguiti dal no-
stro esercito ed esprime il proprio rimpianto per essere stata esclusa, in quanto donna,
da un impegno più diretto e concreto: “Come t’invidio – scrive ad Ottone il 25 otto-
bre 1917 – e con te tutti i tuoi baldi compagni! E come sento pesare questo mio sesso
debole ora che un’azione della mia persona potrebbe confondere il tumulto dell’ani-
mo costretto invece a vedere attraverso una lontananza tanta ed aggravante un con-
flitto già di per se stesso così immane e distruttivo.” Subito dopo Caporetto manifesta
ancora “rammarico profondo” per la propria “inabilità”. Sì, nota, c’è il lavoro e ci
sono tante cose da fare anche nel fronte interno delle città, ma – aggiunge - “sarebbe
molto migliore essere un baldo giovane e volarsene verso più degno impiego, verso
più alto ideale!” Si rinnova così, assieme al primo corno di un dilemma ben indivi-
duato sulla scorta di vari esempi transalpini da Margherita Sarfatti alla vigilia della
nostra entrata in guerra , l’invidia implicita, ma non celata per la condizione ma-
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schile che consente solo all’amato di combattere, a indiretta conferma, osserva Gi-
belli, del “primato della virilità che la guerra ha esaltato come valore ma che in
fondo sono soprattutto i civili e in particolare le donne borghesi a vagheggiare.”
Sandra, infatti, arriva a provare entusiasmo per la guerra e a scriverne di conseguen-
za in una maniera che sarà proprio Ottone, pieno di dubbi sul militarismo, a tempe-
rare moderandone gli slanci e cercando piuttosto di farla riflettere. Ciò nonostante
ancora all’indomani di Caporetto, è lei che insiste a ribadire quante volte abbia in-
vano “cercato di studiare il mezzo per divenire un soldatino! Ma c’è – lamenta -
troppa scabrosità! Essere poi scoperte e messe su tutti i giornali è una di quelle
pubblicità dalle quali ho sempre rifuggito!”
VI. Dialoghi e sfoghi epistolari
Nelle conversazioni a distanza di natura prevalentemente amorosa tra le mogli o
le fidanzate rimaste a casa e i militari impegnati al fronte, oltre a rendersi infine dispo-
59 Sarfatti M., La milizia femminile in Francia, Milano,Ravà & C., 1915; in Francia, dal gennaio al marzo
del 1915, la Sarfatti visitò unità della Croce Rossa, scuole e rifugi e volle intervistare volontarie,
insegnanti, giornaliste e attrici nell’idea di far conoscere da noi le forme di mobilitazione a cui le
donne francesi da alcuni mesi avevano dato vita. Nel suo libro si dichiarò persuasa del fatto che la
donna, pur riconoscendo nella guerra l’espressione della brutalità e della ferocia dell’uomo, avesse il
diritto e il dovere di non rimanere in disparte, ma di sostenere la guerra opponendo “alle forze della
distruzione, le forze dell’amore e della pietà”. La donna francese che «senza rumore, senza un grido
o una parola aveva compreso che per ogni donna vi era un posto di combattimento da occupare»
era paragonata dall’autrice a due donne come Beatrice e Antigone.
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