Page 205 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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          grigioverde e, complici le reminiscenze di Byron e di Dumas, anche nella Haydée au-
          trice del manifesto che nel 1917 registra ed esalta, in nome della modernità, la portata
          rivoluzionaria dei mutamenti a cui ha dato comunque forma la “grande guerra delle
          donne italiane” . Non più figurine “eleganti, ben vestite, ben inguantate, ben calzate
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          [...], abituate a non occuparsi che dei propri vestiti e della propria pettinatura, o tutt’al
          più, di teatri e di ricevimenti” oppure ad essere “carezzate, viziate, adulate pei loro
          bei vestiti, per la loro bellezza e per la loro frivolezza” e neanche più solo “buone
          mamme e brave massaie” o sofisticate e cerebrali femministe o contadine sottomesse
          al marito e abbrutite da lavori degradanti e mal pagati e così via, bensì donne, giovani
          e anziane, attive in ruoli tradizionalmente maschili ma ormai partecipi a pieno titolo
          del comune sforzo bellico.

          V. Donne, nemici interni e patriottismo femminile

             A rimanere tagliate fuori dal nuovo cliché e dalla stessa realtà dei fatti assai corpo-
          si che, come si è detto, videro sul serio coinvolto, per necessità o per scelta, un nume-
          ro difficile da quantificare ma molto elevato di donne, rimasero, a ben vedere, solo
          quelle fra esse, per lo più popolane, che in polemica aperta con la sua conduzione, e
          con le sue logiche, alla guerra continuarono imperterrite ad opporsi senza timore di
          passare per disfattiste e di essere quindi ascritte, visti i loro comportamenti (astensio-
          ni dal lavoro e scioperi annonari, coperture offerte a renitenti e disertori, manifesta-
          zioni di piazza e di protesta, sfoghi e prese di posizione epistolari scoperte dalla cen-
          sura ecc.) al novero dei “nemici interni”, una categoria composita e “malfamata” di
          persone  in cui finivano per essere mescolati e confusi assieme, in virtù d’una con-
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          danna sommaria e spesso preconcetta, soggetti molto diversi come coloro che man-
          tenevano rapporti di qualsiasi tipo con austriaci e tedeschi o come gli “imboscati”
          d’ogni estrazione e, in pratica, come gran parte dei maschi esclusi dal servizio militare
          per motivi legati alla necessità obiettiva d’impiegarli altrove (nelle fabbriche, ad esem-
          pio, come operai specializzati) o più semplicemente per ragioni acclarate d’impotenza
          fisica e di età troppo avanzata. Al gruppo di quelli a cui non l’anagrafe, bensì diverse
          circostanze e soprattutto uno stato di salute oltremodo precario impedirono di indos-

          50  Riproposto ch’è poco con lo stesso titolo La Grande Guerra delle donne italiane da Feltrinelli (Milano
             2015).
          51  Sul “nemico interno” si vedano M. Isnenghi, Il disfattista,. Lo straniero interno di massa nella grande guerra,
             in Aa:Vv., Lo straniero interno, a cura di Enrico Pozzi, Firenze, Ponte alle Grazie, 1993, pp. 145-157
             e Botti A., Il “nemico interno” e le sue icone: cenni storici e questioni storiografiche, in “Storia e problemi con-
             temporanei”, 2004, n. 35, pp. 5-11.







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