Page 208 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE                                      208


          quantunque essa stessa pervasa da dubbi ricorrenti su “tanto flagello nei campi trin-
          cerati”, difende in maniera risoluta le proprie scelte e prendendo di petto gli errori dei
          “capi” radicalizza le sue posizioni, ad esempio durante la Strafexpedition, sino a con-
          trastare implicitamente quelle più care, in linea di principio, proprio all’interlocutore
          (anch’egli, peraltro, sovente perplesso, per non dir scettico e amareggiato, dinanzi alle
          mosse dei vertici militari e in genere al loro operato). Nella stessa Coari, ad ogni
          modo, serpeggia l’insoddisfazione di non poter fare, “per la guerra”, abbastanza ossia
          più di quanto non fosse mediamente consentito a una crocerossina, da cui, assieme ai
          problemi da lei incontrati nell’accudire padre Semeria (tanto spesso assente, all’inizio,
          da essere ribattezzato “padre Semprevia” e in preda poi a ricorrenti crisi depressive),
          il suo ritorno anticipato, nell’ottobre del ‘16, a Milano dove riprese infatti l’insegna-
          mento prima di diventare ispettrice nelle scuole elementari locali e di andare così a
          irrobustire la schiera, di cui più in là diremo, delle insegnanti animate da saldi propo-
          siti patriottici anche perchè componibili, nei voti e nella pratica, con tante battaglie
          sostenute in passato per l’emancipazione della donna. Alla miglior comprensione dei
          principali caratteri, o almeno di alcuni aspetti ricorrenti, di un “patriottismo femmini-
          le” di fondo, ancorato, tra le classi borghesi e qualche volta anche tra le classi popola-
          ri urbane, a robuste tradizioni risorgimentali e non già ai lasciti di precedenti militanze
          femministe o all’urgenza di una incombente estetica nazionalista della guerra (tutte
          cose più facilmente percepibili comunque nelle parole delle scrittrici di professione),
          concorre la lettura di vari documenti epistolari provenienti da archivi famigliari priva-
          ti come quello, più volte analizzato e descritto da Antonio Gibelli , a cui appartengo-
                                                                      58
          no le corrispondenze scambiate da una ventenne romana, Sandra Andenna, col suo
          fidanzato (poi marito) Ottone Costantini, artigliere al fronte (e padre dello storico
          Claudio Costantini). Qui, come avviene del resto anche in altri carteggi fra soggetti
          più o meno della stessa condizione sociale, emergono i tratti della piena partecipazio-
          ne non solo emotiva, bensì pure ideale e pratica, di moltissime donne borghesi alla
          vicenda bellica e alle sue traversie. Talvolta questo succede in forma stereotipata, per
          lo sforzo evidente d’imitare frasi prese di peso o desunte in maniera irriflessa dalla
          propaganda bellicista, anche negli scambi epistolari che riguardano donne del popolo
          o di origine sociale più modesta delle femministe, ma il fenomeno è assai marcato
          appunto fra le donne appartenenti alle classi medie e medio alte. Anche Sandra, per


          58  Gibelli A. , La guerra grande. Storie di gente comune, Roma Bari, Laterza, 2014, pp. 142-159 e anche Un
             contabile alla guerra: dall’epistolario del sergente di artiglieria Ottone Costantini (1915-1918), a cura di C. Co-
             stantini, Torino, Scriptorium/Paravia , 1996.







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