Page 204 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE                                      204


          nostro caleidoscopio costituiscono la spia di una inclinazione al patriottismo ben più
          forte e generalizzata nel paese. A una simile tendenza o inclinazione diffusa tra le
          giovani (e meno giovani) borghesi o piccolo borghesi, sempre più attratte da modelli
          di mascolinità eroica a cui non riescono a sottrarsi neppure sorelle e madri  assai di-
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          verse da quelle ritratte dai canti popolari o da qualche isolato racconto di Ada Negri ,
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          corrisponde la nuova consapevolezza di tante donne di cui parla rapita d’entusiasmo
          la figlia cattolicissima di Cadorna,Carla , e delle quali “il rosso baleno della guerra”
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          ha mutato ad un tratto il destino stando alla lettura proposta dalla ebrea triestina Ida
          Finzi. Costei, da “signora in grigio”, com’era già stata in tempo di pace sulle pagine
          dell’”Illustrazione Italiana”, si trasforma durante il conflitto in una signora quasi in

             quello più noto della giovane calabrese di Rosarno Luisa Ciappi che all’inizio della guerra, maestrina
             in Toscana, aveva deciso di partire alla volta del fronte per andare a combattere contro gli austriaci.
             Travestita da uomo, si era confusa a Firenze con la folla dei richiamati, riuscendo non si sa come
             a farsi consegnare e a indossare una divisa del 127° Fanteria. Durante un tragitto in treno fatto se
             non in tradotta, certo in mezzo a molti militari, il suo travestimento era stato scoperto e segnalato
             agli agenti di pubblica sicurezza della stazione di Bologna dove, portata in questura, la ragazza do-
             vette ammettere la propria identità venendo rispedita a Firenze. Un gesto analogo compì nel 1917
             anche una giovane siciliana, Concettina Luparello, anche lei fermata, alla stazione, però, di Catania.
             La vicenda della Ciappi venne subito ripresa alla fine di maggio del ‘15 dalla stampa (o meglio dal
             “Resto del Carlino”) e nel giugno successivo addirittura dalla “Domenica del Corriere” ispirando
             forse, un anno più tardi, a Carolina Invernizio, l’ultimo dei suoi romanzi: La fidanzata del bersagliere
             (cfr. R. Mandel, Storia Popolare della Grande Guerra, Milano, Gorlini, 1919, Appendice: Scorci e Riverberi,
             pp. 939-940). Ancora nel 1915, ad ogni modo, Enrico Cannio, l’autore della melodia commovente e,
             nel refrain, travolgente de ‘O surdato ‘nnammurato, aveva messo in musica le parole scritte da Antonio
             Barbieri per un’altra sua canzone decisamente più patriottica e intitolata ‘A femmena suldato (Napoli,
             E. Gennarelli).
          47  Cfr. A. M. Ricca, Figure della mascolinità nell’immaginario della Grande Guerra, in Guidi, Vivere la guerra,
             cit., pp. 73-92.
          48  Negri A., Mater admirabilis, in Ead., Le solitarie, Milano, Treves 1917, pp. 255-258
          49  Secondo Carla Cadorna, che lo scrive ormai nel ‘17, pur non essendo ancora possibile stabilire a suo
             avviso se ciò avesse interessato una maggioranza o una minoranza e neanche se costituisse un dato
             di fatto tranistorio anzichè definitivo, le donne, addirittura “più interiormente libere” dei loro com-
             pagni maschi, si sarebbero trovate in “prima linea” sin dall’inizio del conflitto quando già alcune di
             loro “non [avevano] aspettato d’essere scosse dallo squillo di guerra” rivelandosi esse , all’opposto,
             “una squilla a tutte le dormienti e quando la Patria chiamò, come l’esercito combattente erano già
             alla frontiera. Oh! Con quanto giovanile entusiasmo molte donne anche coi capelli bianchi, passa-
             rono i vecchi confini! [...] Non è mia intenzione esporre praticamente e particolareggiatamente l’o-
             pera femminile durante la neutralità e la guerra: altre l’hanno già fatto, e, d’altronde, basta guardarsi
             intorno, per vedere che per ogni necessità e per ogni dolore v’è la mano e la lagrima di una donna
             [...] Nel più attivo lavoro di propaganda bellica trovate delle donne, compilare e distribuire opuscoli,
             gettar le reti di un pratico patriotismo nelle città e nelle campagne. “ (C. Cadorna, La nuova coscienza
             femminile, in Ead., La guerra nelle retrovie, Firenze, Bemporad & Figlio editori, 1917, pp. 131-133).







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