Page 230 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE                                      230


          essenzialità”, la dimensione domestica dominante sottraeva poi parecchio spazio
          alla componente erotica della donna intravista “in quanto essere carnale e non su-
          blimato”. Essa, infatti, si prospettava sostanzialmente, osserva Isnenghi, solo in due
          modi; nel primo con il motivo della “femmina violata dall’austriaco” attingendo, e
          alquanto amplificandola, a una dolorosa casistica come quella delle violenze sessua-
          li e degli stupri consumati dai nemici  (senza mai evocare, ovviamente, analoghi
                                              100
          abusi addebitabili agli italiani) e nel secondo attraverso la ripresa, nel linguaggio e
          nei contenuti, di molti luoghi comuni d’una cultura maschilista cresciuta a fine Ot-
          tocento nei contadi in ambiti popolari e tradizionalisti ma, spesso congiuntamente,
          anche in vari ambienti studenteschi di piccola e media borghesia rurale di minuscoli
          paesi o, in via transitoria, di grandi città universitarie . Ciò che ne consegue, in
                                                              101
          rapporto alla guerra e alla sua rappresentazione relativamente “dal basso”, condu-
          ce alla principale, se non addirittura all’unica “presenza femminile non asessuata”
          di cui rechino traccia i giornali di trincea dove infatti di norma essa si squaderna
          nelle versificazioni riecheggianti triti moduli appresi nelle scuole primarie  oppure
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          100 Cfr. Ceschin D., L’estremo oltraggio: la violenza alle donne in Friuli e in Veneto durante l’occupazione austro-germa-
             nica (1917-1918), in La violenza contro la popolazione civile nella Grande Guerra, cit. , pp. 165-184 e B. Montesi,
             “Il frutto vivente del disonore”. I figli della violenza, l’Italia, la Grande guerra, in Aa. Vv., Stupri di guerra. La violenza
             di massa contro le donne nel Novecento, a cura di M. Flores, Milano, Angeli 2010, pp. 61-78 .
          101 Su questo tema mi sono intrattenuto in un Convegno dell’associazione “ Soraimar “ (“Onte bisonte
             soto cante sconte”, Asolo, 23 novembre 2002) con una relazione - agli atti audiovisivi del medesimo - su
             I nessi tra canto erotico e tradizione popolare e il loro riuso nella cultura goliardica e piccolo borghese di fine Otttocento,
             parzialmente confluita più tardi in E. Franzina, Priapo a Nordest. Studi e ricerche dell’Ottocento su sessualità
             ed erotismo popolare in area triveneta, Dueville, Agorà Factory, 2013.
          102 Nella “Piccola posta” di uno dei pochi fogli non censiti da Isnenghi, “L’Eco della Trincea” stam-
             pato a Vestone e distribuito gratuitamente “ai combattenti del XIV Corpo d’Armata”, dopo una
             breve campagna di lancio pubblicitario fatta per sollecitare presso costoro collaborazioni da ren-
             dere in prosa semplice e senza “nessuna concessione alla letteratura” , già dall’inizio (1 maggio
             1918) cominciarono a piovere “valanghe di versi” suscitando, lì e nel numero successivo (8 maggio
             1918) alcune messe a punto della redazione prima per registrare con stupore il fatto (“Quanti versi!
             Ce ne sono arrivati tanti, tanti, tanti....! Si direbbe che i nostri amici, invece di succhiar latte dalla
             balia, abbiano succhiato le antologie di scuola. No: la poesia d’Italia è nel cielo; è sulle Alpi; è nell’a-
             more delle nostre donne”) e poi per raccomandare moderazione ai singoli corrispondenti volon-
             tari. A uno di loro, Decio Carli, che dopo la conclusione del conflitto si sarebbe rifatto scrivendo
             e pubblicando un intero libriccino di memorie (Le noterelle di un fante, Napoli, L’Editrice Italiana,
             1919), si rimproveravano, perchè si desse una calmata, le “esagerazioni” in cui egli era incorso
             mentre a un altro, l’aspirante Raff. Schiav. [sic], si faceva seccamente presente: “non desideriamo
             letteratura, ma sincerità. Scriva pel soldato e cose che interessano il soldato”. Per ovvi motivi di
             spazio faremo riferimento più avanti nel testo soltanto a questa fonte anche se buona parte di ciò
             che essa esibisce si rinviene poi anche in parecchi altri giornali di trincea.







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