Page 233 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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II Sessione: ZONE DI GUERRA 233
di Fra’ Giocondo , in una delle tante lettere che indirizza alla propria bella, Nina
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alias Ninetta, comunica dalle Giudicarie:
“Ninetta mia, ricevo stamattina /qui nella mia baracca sotto il faggio/ la tua gaia
e gentile cartolina/delle “Seminatrici di coraggio”:
‘orpo, che robba!....me la vuoi spiegare/cos’è sta società di nuovo conio?/É una
nuova agenzia di matrimonio? E che asparagi andate a seminare?
[...] Quassù l’è un paradiso, Nina bella/e in mezzo ai monti la capanna c’è/ mi
mancan solo centomila lire/di rendita ed il cuor della morosa,/e insieme al cuor
magari quella cosa/che tu capisci, ma non posso dire 106
L’aveva già evocata, Prosdocimo Cazzotti, “quella cosa” in una missiva prece-
dente dove amore e patriottismo si davano la mano , ma pareva quasi che la presa
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in giro delle donne intente a seminare coraggio costituisse una risposta - neanche
tanto piccata a ben guardare - alle intemerate, queste invece scomposte ed offen-
sive, di Sofia Bisi Albini, l’apostola, in Italia, delle “Seminatrici”, la quale subito
dopo Caporetto non aveva esitato a incolpare “certe donne” del disastro militare
facendone carico infatti a “le ‘imboscate’, le egoiste, le frivole nonchè [ a] quelle che
hanno fiaccato le energie dei soldati con incontri amorosi che li hanno strappati alla
105 E. Luciani, Il poeta soldato di Soave. Giulio Cesare Zenari in arte Fra’ Giocondo, ne L’Arena di Verona”, 12
luglio 2006 .
106 Prosdocimo Cazzotti fante sentimentale, Lettere a Nina, “L’Eco della Trincea”, 22 maggio 1918, n. 4.
107 Prosdocimo Cazzotti fante sentimentale, Lettere a Nina, “L’Eco della Trincea” 15 maggio 1918, n.
3: “Ninetta cara, è il mese delle rose/pieno di sole e di allegria sul cielo/tu forse avrai quel vestitin
di velo/che fa vedere tante belle cose/ io invece sono qui sulla montagna/che non vedo una donna
da tre mesi/e il maggio mi fa star coi nervi tesi/che fame, Nina mia, che fame cagna!/Ripenso al
maggio di quattr’anni fa/quando di notte si filava al bosco/eh! Mascherina sai che ti conosco/ades-
so, dimmi, con chi vai...chissà!/Ripenso alle serate così gaie/quando s’andava al fiume a far l’amore/
e si stava a guardar per ore e ore/le gambe.... e il resto delle lavandaie./Dio disfattista! Adesso qui
di notte/son bombe a mano e fuochi artificiali/e qualche volta poi quegli animali/di mangiasego
vengono a far botte.../e allora giù bombarde, artiglieria/mitragliatrici, un vero quarant’otto;/piovon
marmitte e a chi ci resta sotto /tanti saluti, morettina mia./Però credi, Ninetta, ti assicuro/che ci
sto volentieri anche quassù/ai giorni brutti non si pensa più/ e si tien duro, Nina, si tien duro/così
quei brutti cani marciranno/come carogne nella loro terra/e noi beati vincerem la guerra,/ma qui
da noi, per Dio, non passeranno!/E a un altro maggio tutto pien di rose/Ninetta mia saremo ancora
uniti/e di notte nel bosco, e in altri siti/combineremo tante belle cose.”
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