Page 237 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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Parigi e a Milano del primo manifesto di Valentine de Saint-Point e che si ritenevano
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a ragione seguaci di Marinetti, intervennero dunque su “L’Italia Futurista”, a cui alcune
di loro - da Rosa Rosà a Irma Valeria, da Gina Ginanni a Enif Robert – collaboravano,
per rigettare, in dissenso stavolta col “maestro” di cui pure avevano condiviso il rifiuto
della misoginia maschilista tradizionale, le concezioni a cui ora egli piegava la questione
femminile troppo legandola all’erotismo e alla lussuria e dando quasi per scontata una
sorta d’inferiorità mentale delle donne . In particolare Rosa Rosà e poi soprattutto
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Enif Robert, questa dopo averglielo fatto notare anche in privato , presero le distanze
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dal sessismo provocatorio di Marinetti che continuava ad affascinare invece altre futuri-
ste come Fanny Dini, obiettandogli che l’argomento infondato della cosiddetta minorità
intellettuale risultava tanto più arcaico e inservibile quanto più lo si fosse voluto appli-
care indistintamente al moderno mondo femminile in realtà ormai più che composito e
comprendente quindi categorie fra loro piuttosto diverse di donne . Specialmente in
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tempo di guerra esse avevano dunque tutte il diritto di dimostrarsi seducenti e però an-
che “forti” non meno degli uomini così da revocare radicalmente in dubbio, a parità di
desiderio erotico, la presunta passività e la facile seducibilità delle “femmine”. Marinetti
la prese abbastanza bene, tanto da fare spazio, in appendice alla seconda edizione del
suo prontuario originariamente dettato a voce , ad alcuni degli interventi critici di Rosa
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Rosà e della stessa Robert con la quale si spinse addirittura a cooperare poco più tardi,
113 La scrittrice lionese, che non si sarebbe potuta esattamente definire una vessillifera dell’emanci-
pazionismo, realizzò nel 1912 il proprio “Manifesto della donna futurusta” in cui pronosticava
un diverso destino femminile (“Non più donne piovre dei focolai, dai tentacoli che esauriscono
il sangue degli uomini e anemizzano i fanciulli” bensì femmine “bestialmente amorose” capaci di
“distruggere nel desiderio” anche la sua “forza di rinovamento”). Ad esso diede seguito, l’anno
successivo, con un ulteriore “Manifesto futurista” stavolta “della lussuria” del quale fece tesoro pure
Marinetti per la ratio “pagana” delle tesi che conteneva (cfr. Futuriste. Letteratura. Arte. Vita, a cura di
G. Carpi, Roma, Castelvecchi 2009). Su Marinetti e sul futurismo è d’obbligo il rinvio ai numerosi
saggi di Claudia Salaris a cominciare, ovviamente, dal libro seminale su Le futuriste. Donne e letteratura
d’avanguardia in Italia (1909-1944), Milano, Edizioni delle donne, 1982.
114 Babini V. P. , Minuz F. , Tagliavini A. , La donna nelle scienze dell’uomo. Immagine del femminile nella cultura
scientifica italiana di fine secolo, Milano, Franco Angeli 1989.
115 Cfr. la lettera a Marinetti dell’attrice di teatro, grande amica e collega di compagnia della Duse,
nell’antologia curata da Luigi M. Personè: Fedelissima della Duse: scritti di Enif Angiolini Robert. Prato,
Società Pratese di Storia Patria, 1988, pp. 119-120.
116 La Enif Robert riprendeva, fra l’altro, ma da un angolo di visuale ben diverso, una delle affermazio-
ni portanti, nel manuale, dello stesso Marinetti (che aveva asserito: “Ogni donna è un caso speciale
o meglio mille casi speciali e diversissimi...”); cfr. E. Robert, Una parola serena, ne “L’Italia futurista”
1917, n. 27 e Ead.,Come si seducono le donne: Lettera aperta a Filippo Tommaso Marinetti,” , ivi, 1917, n. 36.
117 Rocca San Casciano, Cappelli,1918.
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