Page 244 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE                                      244


          dai 19 ai 39 anni, in servizio con rare possibilità di usufruire regolarmente o con
          frequenza di permessi e di licenze. Assieme a quelli effettivamente sottoposti alla
          giurisdizione e al controllo più o meno rigido dei Comandi e dei medici sifilografi
          inquadrati nella Sanità militare, vi furono inoltre non pochi postriboli in grado di
          sfuggire a ogni misura di prevenzione e che diedero ricetto occasionalmente oppure
          anche in maniera abbastanza stabile a donne e specialmente a donne di minore età
          addirittura a ridosso della linea del fuoco secondo quanto ricorda per il Veneto un
          reduce inglese molto attendibile come Norman Gladden. Potenziali (ed effettivi)
          vettori d’infezioni veneree e talora persino piegate ai fini di una sorta di guerra bat-
          teriologica, le prostitute “libere” lavoravano anche in questi bordelli a ritmi paurosi
          e alle volte non meno devastanti di quelli in vigore nelle case “ufficiali” (con medie
          qui mai inferiori, comunque, ai 20/30 rapporti al dì). Nel caso, più raro ma non
          impossibile a verificarsi, che fossero state infiltrate dal nemico e in quello assai più
          frequente che fossero riuscite anche solo ad aggirare i controlli sanitari per timore
          d’essere internate nei reparti celtici, va da sè che “adescando” soldati e ufficiali,
          queste donne costituivano un problema di seria rilevanza per l’esercito e per gli
          stessi soldati, ma anche per le compagne da essi lasciate a casa.
             In alcune lettere rinvenute e segnalate da Antonio Gibelli compaiono vari riscontri
          di questo tipo di problemi come succede ad esempio nel raro carteggio bilaterale fra
          Demetrio D. detto Luigin classe 1880, in guerra dal giugno 1915, e sua moglie Agnese
          Gastaldi visibilmente innamorata del marito e oltre modo affettuosa . Sono contadini
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          dell’estremo Ponente Ligure e Luigin farà l’esperienza del fronte solo a partire dal mar-
          zo del 1917, essendo stato sino ad allora in servizio da caporale della Terribile - la milizia
          territoriale - con compiti vari (di vigilanza dei prigionieri austriaci, di sorveglianza stabili-
          menti industriali ecc.) nel fronte interno a Genova e a Sestri Ponente. Nel settembre del
          ‘15 con una excusatio non petita, Luigin informa da Genova la moglie che lui non va a
          donne e men che meno a prostitute:
                “...sta pur siqura e tranquilla – scrive - che io penso sempre ate e non adaltre don-
                ne, e non faccio come questi Napoletani che sono tutti carichi di famiglia più di


          131  Anche la parte più intima e sentimentale del carteggio fra Luigin e Agnese è spesso suggestiva come
             pure, del resto , quella lievemente erotica, per merito della donna, che ad esempio scrive al marito
             (5 marzo 1916): “....il bene che io ti voglio non puoi in maginare che se potessi diventar un ocellino
             vorrei venirti a ritrovare quando te sei in branda e tocarti pianin pianino e poi di abraciarti per fin
             l’ultimo sospiro ma questo non nepuo riuscire passienza signore Caro Marito non passa giorni che
             io non mi vieni in memoria quardo sempre la tua fotocrafia per poterti baciare....” (Gibelli, La guerra
             grande, cit, p.123; di qui anche , pp. 115-142, le ulteriori citazioni nel testo).







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