Page 247 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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II Sessione: ZONE DI GUERRA 247
Ceruschi, un ragazzo di qualche anno più anziano di me, che mi disse: – Neh,
Vanni, ci andiamo nel pomeriggio, dopo il rancio, a fare una visitina al casino?
– Ma dove? - – A Treviso. Non hai preso anche tu la cinquina? E allora dai, an-
diamo un pò a godercela, no? - – Beh, sì, ci vengo.In quei posti non c’ero ancora
mai stato, mi era sempre mancato il coraggio e di ciò mi vergognavo come di una
colpa. Quando fu l’ora mi accompagnai a Ceruschi. Sulla strada prendemmo il
primo camion che passava e scendemmo di lì a poco a Treviso. Ceruschi doveva
essere molto pratico del posto, perché conosceva la strada ed il luogo. Entrammo
in un atrio affollato di militari di truppa e dopo versato alla cassa l’importo della
tariffa, ritirammo lo scontrino e passammo in una sala d’aspetto ancora più affol-
lata dell’atrio.Ero in orgasmo. Avrei voluto essere come tutti, ma sentivo che non
ce l’avrei fatta a restare. Vedevo donne scollacciate e dipinte entrare ed uscire con
i loro occasionali clienti dalle porte laterali, che davano nelle camere, e mi rodevo
dentro, perché non avevo il coraggio di avvicinarle, pur avendone una voglia mat-
ta. Un grosso e barbuto caporal maggiore d’artiglieria ad un certo punto sferrò
una gran pacca sul sedere di una di quelle donne, formosa e procace, la quale
montò sulle furie e lo in investì: – Brutto schifoso d’un malnato! Il barbuto arti-
gliere scoppiò in una fragorosa risata, si caricò la donna sulle spalle e se la portò di
corsa in camera. Invidiavo gli altri, invidiavo soprattutto Ceruschi, che si muoveva
a suo agio e parlava sicuro di sé. Sentivo la voce della “maitresse” che di tanto in
tanto lanciava il suo invito perentorio: – Giovanotti in camera. Fare la scelta e sbri-
garsi. Ceruschi mi dette una gomitata e mi disse: – Dai, Vanni, andiamo. Io pren-
do quella lì. Feci un cenno d’assenso col capo, ma lasciai che lui si allontanasse, poi
infilai la porta; attraversai l’atrio e mi trovai in strada. Che dirò a Ceruschi? – mi
chiesi. Beh, gli dirò che anch’io sono stato in camera, che dopo sono uscito, l’ho
aspettato, ma non l’ho più visto. E così gli dissi quando la sera c’incontrammo e
Ceruschi non ebbe difficoltà a crederci. Ma per qualche tempo rimasi contrariato
e insoddisfatto di me per non aver avuto il coraggio di consumare quei pochi soldi
d’amore. E fu con questo fondo di amarezza che, di lì a pochi giorni, intrapresi il
nostro trasferimento in prima linea.” 135
135 De Maria A. , Il soldato e la sua guerra. Memorie, in Archivio Diaristico Nazionale di Pieve S. Stefano,
coll. MG/88, pp. 114-115 riprodotto anche in G. Mignolli, “Difendere l’Italia, ma salvare la pelle”. Il
primo conflitto mondiale nei diari di Pieve S. Stefano, Tesi di Laurea in Lettere e Filosofia, Università degli
Studi di Verona, aa. 2004-2005, rel. E. Franzina, pp. 142-144.
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