Page 248 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE 248
Nella Treviso dalla quale era partito Comisso, autore di quel “giornale retrospettivo”
a tratti giocoso che sarà “Giorni di guerra”, ancora molto vivace e assai lontana dalla
spettrale città desertificata, “anglicizzata” e teatro tutt’al più delle imprese benefiche di
Lucrezia Camera in cui invece si sarebbe imbattuto, alla fine di novembre del ‘17, il fante
della Brigata Lecce, Antonio Rotunno , il bombardiere pugliese De Maria sperimenta
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un incontro con la casa di piacere per militari che la media dei soldati, quantunque in
molti ne frequentassero più d’una, associavano, invidiandole ed esecrandole, alle mol-
lezze del fronte interno e all’intollerabile infingardaggine degli imboscati. Così le effigia
per l’appunto, evocando i bordelli, un canto poi raccolto da Cesare Bermani e intonato
sull’aria fortunatissima de “L’addio del bersagliere” di Giuseppe Giannelli, la canzonetta
divenuta assai popolare nel 1917 e proposta nei fogli volanti in duplice versione per dar
voce da un lato al soldato e dall’altro, ribattezzato “risposta delle donne”, alla sua bella:
La patria ci ha chiamati/che per la guerra ci tocca di partir/invece gli imboscati/
son trincerati dentro nei casin
E zaino in spalla e il tascapane/e gli imboscati con le puttane/mentre si cade al
campo dell’onor/ stanno interni e fanno i gran signor 137
Per i postriboli della grande guerra non esistono ancora, ad ogni modo, ricostru-
zioni dettagliate e capaci di offrire un’idea precisa del ruolo avuto nella loro gestione,
al di là delle cornici generali e delle disposizioni di servizio emanate di tempo in tempo
con ordini estemporanei o con circolari fioccate sin dal primo mese di guerra , dalle
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136 La bibliografia riguardante Comisso e i suoi Giorni di guerra, scritto negli anni venti, pubblicato una
prima volta nel 1930 e in forma definitiva nel 1960, è molto vasta e sotto il profilo documentario
appaggiata, oggi, alle edizioni di lettere e di altri materiali recuperati da Nico Naldini e soprattutto
da Luigi Urettini a cui di buon grado si rinvia, mentre di Lucrezia Camera, singolare figura di cro-
cerossina e volontaria italo americana si veda il libro autobiografico comparso in prima edizione
a Shangai nel 1920 (Porta Mazzini. Being a narrative of Social and Military Life in the Zone of Operations
on the Italian Front) e ora tradotto da Emanuele Bellò: L. Camera, Porta Mazzini. L’ultimo anno della
Grande Guerra a Treviso nel diario di una infermiera volontaria italo-americana, Treviso, Istresco, 2010.
137 Bermani C. e De Palma A., E non mai più la guerra. Canti e racconti del ‘15-’18,. Presentazione di Emilio
Jona, Venezia, Società di Mutuo Soccorso Ernesto De Martino, 2015.
138 Visto che tutti i divulgatori le usano riprendendole dai miei studi di 30 o di 20 anni fa, certamente
senza essere mai andati a controllarle in archivio, mi prendo anch’io la libertà, solo per dare un’idea,
di riprodurne una, forse la prima diramata da Cadorna: “É intendimento del Comando Supremo
che, per ragioni di moralità e d’igiene, debba infrenarsi e disciplinarsi la questione del meretricio
nelle regioni soggette allo stato di guerra, lasciando pertanto all’Intendenza generale di determinare
le relative disposizioni sanitarie e di polizia militare, e ai Comandi di Armata l’iniziativa degli speciali
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