Page 330 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE 330
dalla storica Giani, a proposito della Contessa di Campello di cui si riporta un
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brano [di quotidiano locale] di allora:
‹‹…Abbiamo letto in una corrispondenza inserita in un giornale della capitale, che la Con-
tessa di Campello inizierà ad Arrone una serie di conferenze per il voto delle donne. Crediamo
che la signora sia inglese. Evidentemente, quindi, perché inglese- ella ha preso l’iniziativa che
difficilmente le nostre donne si sarebbero assunta.
La Contessa di Campello dà buon esempio. Non sappiamo se l’atto suo sia spontaneo
o derivi dall’ordine ricevuto da qualche associazione femminile. Abbiamo in Italia associa-
zioni femminili monarchiche, che si dicono impropriamente, nazionali: abbiamo associazioni
femminili clericali, delle quali alla testa v’era, almeno fino a poco tempo fa, la principessa
Giustiniani Bandini. La possibilità che nelle prossime elezioni- dopo specialmente i risultati
del 16 novembre- ha messo in moto il femminismo aristocratico-borghese, tanto da vederlo
all’avanguardia di un’agitazione di cui, nei nostri ambienti, si è appena fatto cenno…..
Brava la Contessa».
Da queste poche righe emergeva un evidente riferimento all’attività di propa-
ganda culturale della Contessa verso le donne meno fortunate di lei, per cultura,
censo, al fine di interessarle alla vita politica: un’attività di alfabetizzazione che ri-
guardava tutti i paesi della Valnerina, da Papigno Collestatte, Torreorsina, Monte-
franco, Arrone e Ferentillo. Non esisteva l’obbligo scolastico e le scuole ed i maestri
scarseggiavano: per lo più l’istruzione veniva affidata al clero ed agli istituti religiosi.
In conclusione, possiamo affermare l’estrema attualità del pensiero di Carlotta
Orientale sull’importanza della “trasversalità” e del “lavoro di squadra”, che diffi-
cilmente si realizza all’interno dei movimenti femminili: solo la cultura delle donne
potrà favorire sviluppo e crescita.
Di fatto, però, ciascun ceto sociale, da quello borghese a quello aristocratico
fino al proletariato, operavano “inconsapevolmente” - alla lunga- come un unico
“motore”: ciascuno con i propri mezzi, con i propri obiettivi da raggiungere fino ad
un comune denominatore, che condurrà verso la parità tra i due sessi, più consone
condizioni di lavoro ed una migliore qualità della vita.
Il presente lavoro andrà quindi collocato in una precisa ottica: esso scaturisce da
un’osservazione personale sul ruolo della cultura, sulle sue molteplici manifestazioni,
51 Giani G., Donne e vita di fabbrica a Terni, Editrice Sigla Tre, 1985. Si riporta la Rivista Unione Liberale
della primavera del 1916 : stesso periodo in cui Carlotta Orientale ( “La Sommossa”, 16 marzo
1916) rilevava i limiti di certi atteggiamenti delle Donne in cui difettavano dello “spirito di squa-
dra”, proprio del mondo maschile e, vincente, nella gestione della “Res Publica”.
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