Page 326 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE 326
Il primo conflitto mondiale costituirà una valida “occasione” di riscatto sociale ed
economico: le donne si adoperavano sia nei lavori domestici che sul posto di lavoro,
sostituendo gli uomini occupati al fronte.
Secondo quanto risulta dalla documentazione raccolta, la mobilitazione durante
la Prima Guerra Mondiale non riguardò soltanto i sei milioni e mezzo di militari,
ma anche tutti i civili, che in un modo o nell’altro parteciparono allo sforzo bellico.
Per questi ultimi fu coniata l’espressione “fronte interno”, al fine di sottolineare che
anche il resto della popolazione italiana era mobilitato nella guerra contro l’Austria.
Il peso maggiore di questo impegno ricadeva sulle donne le quali, a causa della carenza
di manodopera maschile, erano costrette a sostituire gli uomini in attività mai svolte prima.
A Terni, ad esempio, nella Regia Fabbrica d’Armi furono assunte durante il con-
flitto circa tremila donne alle quali furono affidati vari tipi di incarichi: dal magazzinie-
re al conduttore di macchina utensile, dall’elettricista al fabbro e così via, tutti svolti
perfettamente.
Sempre a Terni, un’interessante attività patriottica che coinvolse le donne di ogni
ceto sociale e le bambine delle elementari riguardò la confezione di indumenti di lana
da inviare ai soldati per l’inverno 1915-1916. L’iniziativa, che interessava altre città
italiane, era finalizzata a sopperire alle carenze di vestiario del nostro Esercito di cui i
magazzini militari si erano trovati a corto dopo la guerra di Libia, terminata nel 1912.
Per i soldati italiani che stavano combattendo in montagna vi era la massima urgenza
di procurare indumenti di lana come guanti, sciarpe, ventriere, ginocchiere, calzini e
polsini di lana che avrebbero impedito congelamenti.
Per questa ragione, il ministro Salvatore Balzilai, il 29 agosto 1915, inviava ai pre-
fetti una circolare invitandoli a costituire in ogni provincia una commissione per or-
ganizzare nel territorio la confezione di indumenti di lana da affidare alle donne.
Nella circolare si specificava che soltanto per le donne appartenen-
ti a famiglie di richiamati era previsto un piccolo compenso per il lavoro svolto.
A Terni, il 15 settembre 1915, la giunta comunale presieduta dal sindaco Pietro Setacci
costituì un comitato di lavoro a capo del quale fu posto uno degli assessori, l’avvocato
Salvatore Salvatori. Questi si mise subito all’opera per reperire fondi per acquistare la
lana e per reclutare le donne che avrebbero dovuto lavorare ai ferri e all’uncinetto e
confezionare gli indumenti.
Per i locali dove si sarebbe dovuto svolgere il lavoro veniva individuato e utilizzato
il Teatro Verdi: si stabiliva che le donne che avessero voluto lavorare a casa avrebbero
potuto ritirare, sempre presso il teatro, la lana per le confezioni.
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