Page 324 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE                                      324


          la mite condanna (perché donna) che ebbe nel processo e così via.
             Del dopo apprendo solo che nei viaggi che farà con il compagno Ennio conosciuto appunto tra la
          fine del ’15 e l’inizio del ’16, spostandosi tra Terni, Roma e La Spezia, gran parte della biblioteca
          Farini e di altri documenti della Camera del Lavoro di Terni verranno trasferiti presso la Camera
          del Lavoro di La Spezia, città in cui i Mattias si stabiliranno fino alla fine del ’16. Carlotta ricor-
          da senza mostrare una particolare emozione l’incendio doloso che distrusse la sede della Camera del
          Lavoro di Terni, mentre con un cenno di orgoglio mi ricorda che ne fu segretaria. Sacconi, suo caro
          compagno ed amico era il redattore del giornale della Camera del Lavoro».
             Sotto un piano eminentemente formale, esistevano -sul luogo di lavoro – tre ca-
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          tegorie concettuali: “ordine”, “disciplina”, “organizzazione ”.Il lavoro rientrava in
          queste tre categorie, quelle stesse che portarono poi al Fascismo. Si lavorava per la
          proprietà privata, fino al 1922, poi, nel “ventennio”, per lo Stato - come già ricordato.
             Queste considerazioni servono per comprendere le nostre attuali pagine di sto-
          ria,  in particolare, quella locale con il “dramma” delle Acciaierie : emblema degli
          effetti distorsivi della regola -propria degli economisti classici, della massimizzazione
          del profitto fino a determinare, come nel triste caso locale, la delocalizzazione della
          produzione e, quindi, l’impoverimento della comunità locale, colpevolizzata sotto il
          profilo dei livelli occupazionali -in prevalenza quelli femminili, almeno in quegli anni-
          favorendone la precarietà e “la debolezza” sociale all’interno delle mura domestiche.
             Sotto il profilo sostanziale, quella era una società in cui mancavano le fondamenta
          del diritto ed i principi basilari di una democrazia moderna.
             Infatti, esisteva un codice civile antiquato ed un codice penale autoritario, non
          c’era una Carta Costituzionale: lo Statuto Albertino, nella forma e nella sostanza, era
          una concessione del monarca.
             Il popolo era per lo più analfabeta: basta leggere i fascicoli delle lavoratrici raccolti
          e conservati all’Archivio di Stato, a Terni.
             Però sia consentito fare qualche riflessione.
             Era una società dove l’alfabetizzazione  era per pochi e la cultura per pochissimi.
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          42   Si tratta del FactorySistem, ovvero del sistema di fabbrica del modello inglese caratterizzato da for-
             mule organizzative di tipo gerarchico e sostanzialmente maschili: forme di potere in cui le donne
             venivano escluse, almeno in quegli anni e per almeno i successivi 50 anni.
          43  La percentuale nel 1871 scendeva a 68,8%, nel 1881 a 62,8%, nel 1901 a 48,5%, nel 1911 a 43,1%,
             nel 1921 a 31%, e nel 1927 (secondo un calcolo approssimativo del Ministero della pubblica istru-
             zione) a 25%. Il miglioramento ottenuto balza chiaro dalla differenza tra il 74,68% del 1862 e il
             31% del 1921; e il suo ritmo accelerato sarebbe ancora più confortante, se non esistesse tuttavia
             un grande squilibrio tra il nord e il sud. La più bassa percentuale è data dalle regioni dell’Italia







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