Page 325 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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IV Sessione: IL MERITO E L’EMANCIPAZIONE LAVORATIVA                        325


             Al momento dell’Unità d’Italia, il tasso medio di analfabetismo in Italia era del
          78% con punte del 90% nel Mezzogiorno, la grande maggioranza degli italiani viveva
          nelle campagne e nei piccoli centri rurali e viveva d’agricoltura. Solo al nord si erano
          sviluppate numerose aziende agricole moderne che univano l’agricoltura all’alleva-
          mento dei bovini. In tutta l’Italia centrale dominava la Mezzadria: la terra era divisa
          in poderi, dove le colture cerealicole si mescolavano a quelle arboree; ciascun podere
          produceva quanto era necessario per il mantenimento della famiglia che viveva e lavo-
          rava sul fondo e per il pagamento del canone in natura dovuto al padrone. Il contratto
          mezzadrile era basato sulla ripartizione degli oneri e ricavi fra il proprietario e il col-
          tivatore. In queste condizioni il regime di mezzadria finiva col costituire un ostacolo
          all’innovazione tecnica ma in compenso consentiva una relativa pace sociale. Quella
          del sud era senza dubbio una situazione “limite”: il livello di vita della popolazione
          rurale era bassissimo, vivevano ammucchiati in abitazioni piccole e malsane, in ca-
          panne o in caverne che spesso erano dimora anche di animali. Fra gli uomini politici
          settentrionali ben pochi avevano conoscenza diretta del mezzogiorno. Gli uomini a
          cui toccò realizzare la vera unificazione del paese si trovarono quindi di fronte ad una
          realtà poco conosciuta.
             Non c’erano bagni in casa, le donne non votavano, esisteva la patria potestà che,
          con il matrimonio, si trasferiva dal padre al marito(!)
             Il matrimonio costituiva l’unico obiettivo per una donna, quello di “figliare” era
          un dovere.
             Terni, città industriale, non aveva un convitto ma case, camere che promiscua-
          mente ospitavano fanciulle provenienti dalle campagne limitrofe: in base ai documen-
          ti trovati e comunque fino a prova contraria.
             Gli elementi vanno vagliati anche alla luce della stampa di allora, proprio con riferi-
          mento alla “Centurini”, visto che è più difficile, ora, rintracciare testimonianze dirette.
             Sono gli anni 1915-1922. Gisa Giani  appuntava come in quel periodo esistesse
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          già un movimento di operaie volto, anche con scioperi e proteste in piazza, ad impe-
          dire la guerra e a gettare le fondamenta dell’emancipazione attraverso l’istruzione per
          le donne, non più solo prerogativa degli uomini.


             settentrionale, dove secondo la statistica del 1921 la Venezia Tridentina conta il 2% di analfabeti,
             il Piemonte il 7%, la Lombardia il 9%, la Liguria il 10%: la più alta si trova nel mezzogiorno e
             nelle isole, con 53% nella Calabria, con 52% nella Basilicata, con 49% nelle Puglie, in Sicilia, e in
             Sardegna.
          44  Giani G., Donne e vita di fabbrica a Terni, Editrice Sigla Tre, 1985.







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