Page 369 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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IV Sessione: IL MERITO E L’EMANCIPAZIONE LAVORATIVA                        369


          Mano d’opera, giova ricordarlo, per lo più priva di analoghe esperienze occupazionali
          precedenti, che tuttavia determinò un incremento assoluto e relativo nel settore metallur-
          gico, elettrico e chimico, in particolare nelle grandi industrie. Apporto che alcuni studiosi
          fanno fatto ascendere addirittura al 50% in Germania, dove alla Krupp lavoravano ben
          30.000 donne su 110.000 uomini!
             Di certo grazie all’apporto del lavoro femminile le munizioni da bocca e da fuo-
          co, non scarseggiarono mai: le campagne non solo non restarono incolte ma, non di
          rado, produssero raccolti eccedenti il passato. Le fabbriche, a loro volta, decuplicarono
          la produzione, attingendo livelli ignoti in precedenza. Per le donne si trattò di una con-
          quista foriera del conseguimento di altri ambiziosi traguardi, primo fra tutti l’immissione
          nell’ambito militare. Aprirono, infatti, la schiera le soldatesse russe, col celebre battaglio-
          ne della morte; più cauta la Francia che permise l’accesso femminile alle proprie caserme
          e agli uffici del Ministero della guerra con circospezione sul finire del 1916. Reparti di
          ausiliarie si formarono in Gran Bretagna e negli Stati Uniti e il desiderio di indossare
          un’uniforme per alleviare in qualche modo le sofferenze dei feriti portò innumerevoli
          donne sul campo di battaglia, con ruoli sanitari e medici, pagando anche così un elevato
          tributo di sangue. Molte dirigevano ospedali da campo avanzati, molte gestivano ambu-
          lanze radiologiche, che del resto appunto una donna, Maria Skłodowska, più nota come
          Madame Curie, si era prodigata per far allestire in Francia, presto cooptate anche dagli
          altri paesi belligeranti. Scriveva a conclusione di sua una dettaglia memoria:
                “La storia della radiologia di guerra offre un esempio sorprendente dell’ampiezza
                insospettata che può avere, in alcune condizioni, l’applicazione di scoperte di or-
                dine puramente scientifico. I raggi X … non hanno avuto in questo quadro, che
                un utilizzo limitato fino allo scoppio della guerra. La grande catastrofe che si è
                abbattuta sull’umanità, producendo vittime in numero spaventoso, ha fatto sorge-
                re per reazione il desiderio forte di salvare tutto quanto era salvabile… Nel giro di
                alcuni anni si trova costituito un sistema regolamentare, dove medici e chirurghi
                concepiscono poco la possibilità di trascurare l’impiego dei raggi X… Diviene
                così impossibile limitare al tempo di guerra le concezioni che hanno prevalso in
                modo definitivo. Il diritto all’esame radiologico, o al trattamento con i raggi X, è,
                d’ora in poi, per tutti i malati, un diritto generale e incontestato, e si vede nascere
                una organizzazione dopo la guerra destinata a rendere questo diritto effettivamen-
                te operante…” .
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          9  Il brano è tratto da Curie M., La Radiografia e la Guerra, Parigi 1912, traduzione G. Trivia 2010, p. 51.







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