Page 367 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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IV Sessione: IL MERITO E L’EMANCIPAZIONE LAVORATIVA 367
che sin dal 1903 si batteva per la concessione del diritto di voto, o di suffragio, alle donne
con azioni spesso violente, era stato largamente ed indiscriminato elargito dalla Guerra.
La prevedibile reazione, infatti, si manifestò al termine delle ostilità quando un gran
numero di operaie dovettero rinunciare subito al proprio lavoro, senza la benché minima
assistenza, quale che fosse la loro abilità nell’espletarlo. Per molte quell’esperienza rimase
una parentesi isolata: non così la consapevolezza dell’ampiamente riscontrata parità di
genere, verificata nel corso di quei quattro lunghi e terribili anni durante i quali alle lavora-
trici nessuna diversità di trattamento rispetto ai colleghi maschi venne adottato e nessuna
fatica, per gravosa che fosse stata, risparmiata. Fu propria tale consapevolezza progres-
sivamente maturata negli anni seguenti, l’eredità più significativa e più stravolgente della
Prima guerra, l’origine della società occidentale così come attualmente la conosciamo,
dove la parità di genere sembra essere stata da sempre una realtà scontata.
Ma la condizione femminile, al di là del mero diritto al voto, fino all’esplodere del
conflitto da sempre era stata invece caratterizzata, come asseriva il diritto romano da
una rigida e costante subordinazione della donna all’uomo, di volta in volta padre, ma-
rito, figlio o in loro mancanza di un apposito tutore. In breve la donna era reputata una
persona irresponsabile, una minorenne perpetua, quando non pure intellettualmente mi-
norata. Non a caso somigliando la fuoriuscita dalla podestà maschile all’affrancamento
degli schiavi, definita manumissione, parola scaturita dal far andare il liberato al di là della
mano del padrone, per la donna ci fu l’emancipazione a sua volta composto da e- fuori e
mancipium- da manus capere tenere con la mano, dominare, termine in cui il riferimento alla
‘mano’ padronale resta comunque presente. Eppure non pochi autori avevano ravvisato
proprio nell’incapacità giuridica degli schiavi una delle maggiori concause del collasso
della società romana di cui la subordinazione femminile può considerarsi il degno corol-
lario.
É emblematico ricordare come anche menti di particolare acutezza non si discostas-
sero dai più triti pregiudizi in materia. Ad esempio secondo Gioberti: «”La donna, insom-
ma, è in un certo modo verso l’uomo ciò che è il vegetale verso l’animale, o la pianta parassita verso quella
che si regge e si sostentata da sé ”. Per Rosmini: “Compete al marito, secondo la convenienza della
natura, essere capo e signore; compete alla moglie, e sta bene, essere quasi un’accessione, un compimento
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del marito, tutta consacrata a lui e dal suo nome dominata”» .
Per Filangieri, inoltre, spetta alla donna l’amministrazione della famiglia e della prole,
mentre le funzioni civili spettano all’uomo: pareri ed opinioni che finirono per trovarsi
7 Piattelli V., Storia dell’emancipazione femminile in Italia, in La Repubblica, in Storia d’Italia dal ’45 ad oggi,
on line.
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