Page 364 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE                                      364


          esaltata ed amplificata proprio dalla accentuazione dei rispettivi ruoli sin dalla più tenera
          infanzia. Per cui pur avendosi di fatto la possibilità di inserire le donne nel mondo del
          lavoro maschile non esistendo più la barriera muscolare, se ne sollevò una seconda forse
          persino più rigida, quella delle inadeguatezze psicologiche. Le donne, in altri termini,
          potevano certamente assolvere agli stessi compiti maschili a patto però che questi non
          richiedessero alcun impegno razionale, per il quale si ritenevano incapaci: idonee perciò
          ai lavori ripetitivi e monotoni ancorché logoranti, idonee alle fatiche più inumane a patto
          da fungere da mere bestie da soma alle quali non era richiesta alcuna intelligenza, ma in
          nessun caso in grado di ragionare sul da farsi o sulle scelte da prendere persino nel ristret-
          to settore di loro competenza.
             Per tentare di uscire dal generico, agli inizi del secolo scorso quale deve considerarsi
          il campo lavorativo precipuo degli uomini precluso alle donne? Il maggiore era senza
          dubbio quello metal- meccanico con le sue molteplici macchine utensili e i suoi prodot-
          ti di ragguardevole peso, che solo parzialmente le gru riuscivano ad alleviare. Ancora
          più esclusivo l’ambito della motoristica dove l’assemblaggio dei complessi apparati di
          propulsione, terrestre, navale ed aerea erano considerati del tutto incomprensibili per la
          mentalità femminile. Altrettanto preclusi gli ambiti delle attività all’aperto con veicoli da
          trasporto quali tram o treni, alla guida dei quali nessuna mente benpensante vedeva una
          donna, reputata fin troppo frivola ed irresponsabile. Pregiudizi e preconcetti che oltre ad
          affondare le loro radici in un remoto passato trovavano spunto e conferma anche nella
          demenziale moda con la quale il gentil sesso ancora si abbigliava. Gonne immense, balze
          multiple di merletti, corpetti esasperati per accentuare il busto, protuberanze posteriori
          posticce facevano delle donne nella migliore delle ipotesi dei meri trastulli per gli uomi-
          ni che finirono per ritenerle ai loro occhi del tutto prive di discernimento, al di là delle
          indubbie potenzialità attrattive e seduttive. Personaggi di un mondo che non a caso fu
          considerato la ‘belle epoque’ in cui la spensieratezza della vita era ampiamente praticata dalla
          classe benestante e vagamente imitata dalla piccola borghesia, lasciando del tutto fuori la
          proletaria, paradossalmente quella che forniva la maggiore aliquota di lavoratrici, le bestie
          da soma innanzi ricordate.
             L’esplodere della Grande Guerra scaturì da quel mondo per rivelare in pieno con
          l’approssimarsi dell’autunno la sua terribile realtà, dopo una fugace illusione di brevità: i
          combattimenti non sarebbero cessati con l’inverno a differenza delle scorte di viveri, di
          armi e di munizioni, la cui produzione peraltro era compromessa dal richiamo di tutti gli
          uomini validi, pena lo scadimento degli immensi organici militari. Gli strateghi, infatti, in
          base ai moderni micidiali armamenti ed alla colossale entità degli eserciti nazionali aveva-








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