Page 359 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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IV Sessione: IL MERITO E L’EMANCIPAZIONE LAVORATIVA 359
to nella speranza di comprendere la sfumatura del vostro sorriso. E quando vi
ho veduto dinanzi alle genti radunate in una breve piazza, quando quel popolo
ha aspettato in un silenzio solenne le vostre parole, tutto il resto è scomparso.
La verità dell’anima nostra la folla ve l’ha detto, la folla che vi aspettava come il
profeta, a cui si può dire: Vieni a me, perché l’anima mia è con te. Ecco la sola,
l’unica voce che deve seguirvi sull’oceano che più non vi divide dall’Italia. L’Ita-
lia signor Presidente, è una terra assetata di giustizia, e gli italiani sono quelli che
vi ascoltavano in silenzio e che vi hanno poi detto. […] Noi vogliamo soltanto
unicamente giustizia, noi vogliamo che il racconto di questa guerra sia l’ultimo
racconto di guerra». 85
L’ultima parte della lettera è un invito di Anna Franchi a Wilson a non deludere le
aspettative: «Il popolo italiano ha fatto la guerra perché ha creduto alla sopraffazione
di una prepotenza; guai se oggi dovesse credere che ha fatto invano la guerra! Voi
soltanto signor Presidente».
La conferenza di pace di Parigi: “Il mio scanno”
La conferenza di Pace di Parigi vide riuniti i Paesi vincitori della prima guerra
mondiale per delineare una nuova situazione geopolitica in Europa e stilare i trattati
di pace con le “potenze centrali” uscite sconfitte dalla guerra. La conferenza ebbe
inizio il 18 di gennaio 1919, pochi giorni dopo la storica visita del Presidente ameri-
cano in Italia e la lettera che la giornalista Anna Franchi gli aveva scritto, sul giornale
L’Italia del Popolo. Al tavolo delle trattative erano seduti i rappresentanti di Stati Uniti
(Woodrow Wilson), Francia (il Presidente del Consiglio Georges Clemenceau), Gran
Bretagna (il primo ministro David Lloyd George) e Italia (il Presidente del Consiglio
Vittorio Emanuele Orlando). L’Italia richiese fin da subito che venisse applicato alla
lettera il patto di Londra, per poter così ottenere buona parte della Dalmazia e le isole
adiacenti. Il governo italiano pretendeva anche la concessione della città di Fiume
perché la maggioranza della popolazione era di etnia italiana. I contrasti con il Presi-
dente americano furono fin da subito netti. Wilson non era disponibile ad applicare
alla lettera il patto di Londra, soprattutto le richieste degli italiani a spese dei popoli
slavi, perché riteneva che una decisione simile avrebbe «spianato la strada all’influenza
russa e allo sviluppo di un blocco navale dell’Europa Occidentale».
85 BLL, Fondo Anna Franchi, Quaderno B/12, inserto n. 2.
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