Page 361 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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IV Sessione: IL MERITO E L’EMANCIPAZIONE LAVORATIVA 361
Per queste affermazioni, dopo la pubblicazione de “Il mio scanno”, la Franchi fu
presa da un senso di timore, come ricorda nell’articolo “Così il giornalismo di cinquant’an-
ni fa”, pubblicato da Il Tirreno di Livorno, il 18 novembre 1953:
«Ma che grave responsabilità! Da quel giorno, tremavo scrivendo, più grande
ancora la passione che poteva condurmi alla fame o ad una tremenda punizio-
ne… Infatti, nel 1922 o 23 dovetti spezzare quella penna che mi aveva dato
tante emozioni… Il giornalismo era finito per me. Troppo presto. La ‘Storia’,
severa, faticosa, che impone la riflessione, uccise la mia passione? Forse no,
ma fu una sofferenza di più, giacché gli articoli dei giornalisti anteguerra non
potevano più piacere ai giovani sorti dal caos di due guerre con l’intermezzo di
una dittatura».
La Fondazione per l’Italianità
L’11 dicembre 1919, Anna Franchi, dopo aver respinto ogni tentativo di poli-
ticizzare la Lega di Assistenza tra le Madri dei Caduti, decise di scioglierla. «Nulla
doveva appannare il ricordo. Nessuno aveva avuto un’idea che si staccasse dal dovere
della vittoria». La giornalista scrive in La mia vita che molte delle iscritte «parlavano in
modo diverso, qualcuna avanzava idee politiche, nel Consiglio stesso s’infiltrava un
malessere che non riuscivamo a dissipare».
Tutto ciò che era appartenuto alla Lega fu donato al Museo del Risorgimento di Mi-
lano: ritratti, lettere, telegrammi, «tutto è là, e tutto il nostro lavoro potrà essere un giorno
ritrovato».
Sciolta l’Associazione, si impegnò ancora nella difesa della memoria dei caduti:
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promuovendo l’intitolazione di aule scolastiche, tenendo lezioni nelle scuole.
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Istituì anche la Fondazione per l’Italianità, con l’intento di premiare i migliori
libri di storia per le scuole elementari. Ma non quelli che proponevano una visione
tradizionale della storia.
Anna Franchi riteneva infatti – questo già un secolo fa – che vi fosse la necessità
di riscrivere la storia dalla parte delle donne, di declinare la storia in un modo diverso
86 BLL, Fondo Anna Franchi, Corrispondenza varia, vol. X.
87 BLL, Fondo Anna Franchi, Quaderno B/12, inserto n. 4. La Fondazione fu sciolta nel 1934. «…
con l’approvazione di tutto il consiglio e del presidente Senatore Ruffini, decidemmo di consegna-
re il capitale rimasto ed amministrato con tanta oculatezza dalla signora Norina Biasioli, al Touring
club, per due posti perpetui nella Colonia Alpina per bimbi gracili. Consegnammo lire 12.000».
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