Page 366 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
P. 366
LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE 366
E comunque si trattava di un prezzo ritenuto sicuramente congruo alla inedita eman-
cipazione . Con oltre 80.000.000 di uomini impegnati sui vari fronti e con l’assillante
5
esigenza di mantenere allo stesso livello la produzione alimentare e, al contempo, incre-
mentare a dismisura l’industriale il ricorso al lavoro femminile s’impose senza alternative,
senza deroghe e per giunta senza alcun bisogno di essere sollecitato. Persino in nazioni
socialmente meno evolute come l’Italia, l’adozione di quella opzione non ammise rinvii
o peggio ancora rinunce, tanto più che le dirette interessate si dimostrarono per varie
ragioni, se non proprio entusiaste di quella inattesa richiesta, di certo nella stragrande
6
maggioranza non renitenti .
Nessuna sottovalutò il massacrante compito prospettato, con turni nelle fabbriche
di 12-14 ore, senza alcuna agevolazione o riguardo per la minore prestanza fisica, anche
quando si richiesero fatiche già spossanti per gli uomini come ad esempio nei cantieri
edili. Quelle sofferenze furono intese come l’onere che le donne dovevano elargire per
entrare a pieno titolo nel consorzio umano, doveri senza dubbio ma che finalmente non
erano disgiunti da altrettanti diritti. Gratificazione per antonomasia, durante le intermi-
nabili giornate, la scoperta esaltante di essere in grado di svolgere coi medesimi risultati
dei colleghi maschi, compiti fino ad allora ritenuti loro esclusiva prerogativa. Schiere di
donne, per lo più giovanissime, mandarono avanti così le fabbriche di munizioni, alcune
a manovrando i grandi torni per fabbricare i proietti, altre utilizzando tramogge e imbuti
per riempirli d’alto esplosivo. Un po’ per simpatia, un po’ per scherno i francesi le battez-
zarono munitionettes, e gli inglesi con cinico sarcasmo canaries per il loro colorito giallastro
simile a quello dei canarini, ma triste sintomo della progressiva e letale intossicazione (12
settimane di sopravvivenza) causata dalle esalazioni respirate senza alcuna protezione
del toluene e dell’acido picrico, colati liquidi nei proietti. Nel corso del conflitto di quelle
ragazze ne moriranno migliaia.
Quella inedita condizione femminile, per tanti aspetti rivoluzionaria al punto che a
molti osservatori sembrò sovvertire l’ordine naturale, indiscusso da epoca ancestrale pro-
dromico di un mondo alla rovescia, quella presenza di donne in ambiti lavorativi tradizio-
nalmente maschili di rado trovò entusiastica accoglienza, e i denigratori stigmatizzarono
con sarcasmi e pregiudizi le ragazze che conducevano i tram e che, per giunta, una volta al
capolinea si concedevano una sigaretta! Significativamente sembrò che quanto non era ri-
uscito alle fastidiose e petulanti suffragette, esponenti di un movimento politico femminista
5 Cfr. Flores M., La prima guerra mondiale, in Aa.Vv. La Storia, vol. XII, Roma 2004.
6 Cfr. Thebaud F., La nazionalizzazione delle donne, in Storia delle donne. Il novecento, di G. Duby, M.per-
rot, Bari 1992, p. 46.
IV-sessione.indd 366 05/05/16 10:33

