Page 363 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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IV Sessione: IL MERITO E L’EMANCIPAZIONE LAVORATIVA 363
Il processo tecnologico e le donne
Ing. Flavio Russo 1
a Prima Guerra Mondiale, come ci tramandano numerosi libri, dal punto di vista
L sociale fu caratterizzata dall’ingresso delle donne nel mondo del lavoro, e quindi,
più in generale, costituì la vera premessa della loro emancipazione .
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Il ragionamento tuttavia richiede alcune precisazioni, senza delle quali si deve consi-
derare errato. In realtà le donne non entrarono allora nel mondo del lavoro dal momento
che c’erano da sempre, forse persino da prima dell’uomo! Alle donne, infatti, erano affi-
dati oltre ai lavori definiti domestici, anche quelli connessi con la produzione agricola e
l’allevamento, la filatura e la tessitura tanto per citarne alcuni fra i più noti. La rivoluzione
neolitica avvenne sulle braccia femminili, per cui si può tranquillamente affermare che il
lavoro delle donne non mancò mai di fornire il suo apporto, ma in un ambito talmente
specifico che finì per farlo considerare una manifestazione precipua e perciò diversa dal
lavoro per antonomasia, ovviamente maschile.
Pertanto il lavoro da intendersi come produzione o trasformazione di beni fu distinto
sin dalla preistoria per genere: quello maschile si occupava della costruzione di alloggi, di
armi, di strumenti e di congegni, quello femminile invece di quanto inerente e necessario
alla vita domestica. Tale distinzione permase nei millenni successivi fin quasi ai nostri
giorni, complice la diversa forza fisica che i due sessi erano in grado di sviluppare. Anche
se gli esempi contrari non mancano, si ritenne per tale ragione, oltre a un’ipocrita salva-
guardia della morale, non consono alle donne faticare nelle miniere, nelle cave e nelle
fonderie, come pure in quei settori che implicavano lunghi soggiorni lontano da casa,
come la navigazione.
Il solco con il progredire della tecnologia si andò sempre ampliando finendo per
rendere non solo invalicabili i limiti degli ambiti di genere ma anche riprovevole il tentare
di farlo, da una parte e dall’altra. Un uomo che si fosse occupato di faccende domestiche
era deriso, al pari di una donna che guidasse un camion, e questa profonda cesura restò
pure dopo l’avvento delle macchine che avevano posto fine alle differenze basate sulla
forza fisica. Un condizionamento di tanti millenni, infatti, aveva reso il sistema operati-
vo del cervello maschile alquanto diverso da quello femminile, diversità continuamente
1 Ingegnere, storico, giornalista pubblicista.
2 cfr. Taricone F., Donne e guerra: teorie e pratiche, in AA.VV., Studi storico militari, Roma 2000, p. 95.
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