Page 360 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE                                      360


             Gli austriaci dovettero comunque cedere all’Italia la Venezia Tridentina, Trieste e
          l’Istria.
             La Franchi, delusa dall’andamento delle trattative, intervenne in difesa degli inte-
          ressi italiani. Lo fece attraverso il Giornale del Popolo di Roma, diretto da Giuseppe
          De Falco. L’articolo, “Il mio scanno”, pubblicato in prima pagina era preceduto da
          una presentazione della direzione, che informava i lettori di prendere le distanze da
          quanto affermato dalla scrittrice:
                «La signora Anna Franchi ci invia quest’articolo che noi siamo lieti di stampare,
                qui, al posto d’onore. È la prosa viva soffusa di un sottile velo d’ironia, piena
                d’italica alterigia, che riassume il sentimento ed il risentimento di tutti gli italiani.
                E se consideriamo che Anna Franchi è una madre, il cui spirito errabondo è
                ancora alla ricerca là sul Carso insanguinato, del corpo d’un figlio straziato dalla
                mitraglia austriaca, sentiamo in noi ribollire tutte le ribellioni contro coloro, che
                per interessi bruti mal nascosti sotto un velo gualcito d’idealismo, s’attentano di
                negare all’Italia i suoi diritti più incontrovertibili. Però, la nostra collaboratrice
                deve concederci che se il pensiero suo sdegnoso può essere ed è una prova di
                forza da parte di chi ha regalato il più vivo sangue del suo cuore alla guerra
                spaventosa, può essere ed è un superbo signorile gesto di passione e di sprezzo,
                non può essere arte di governo. La politica è cosa arida, senza impeti e senza
                scatti. Non può compiacersi di gesti. Però non vogliamo dar consigli al nostro
                governo; ma è bene che gli alleati sappiano come ci offenda l’aver approvato lo
                Statuto delle Società delle Nazioni, nell’assenza dell’Italia».


             Nel fondo la giornalista criticava infatti l’esclusione dell’Italia da parte degli alleati,
          dall’approvazione dello Statuto della Società delle Nazioni, ratificato il 28 giugno 1919
          a Versailles, nell’ambito della Conferenza tenutasi a Parigi tra gli stati vincitori della
          Grande Guerra. Al riguardo così si esprimeva la Franchi:
                «La Società delle Nazioni costituita nell’assenza dell’Italia ha iniziato la sua vita
                con un atto di vera ingratitudine. […] Fu tolto il suo scanno – si dice – Ebbene?
                L’Italia vi è ancora. L’Italia vi è con tutti i suoi morti, con tutta la sua storia, con
                tutta la sua civiltà, con tutto il suo avvenire. L’Italia non ha buoni ed abili uo-
                mini di governo, ma ha tutto il suo popolo. E questo popolo è un popolo sano,
                onesto, cavaliere, che ricorda, perdona e sorride alle ingiurie quando sa che tutto
                il suo avvenire gli promette quella grande superiorità, in virtù della quale certe
                ingiurie si ritorcono in danno di chi le lancia».








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