Page 365 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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IV Sessione: IL MERITO E L’EMANCIPAZIONE LAVORATIVA                        365


          no ritenuto che la guerra non potesse che essere breve, non tanto per il potere distruttivo
          delle nuove armi, quanto piuttosto per il rapido esaurirsi delle scorte di munizioni e di ali-
          menti. Il conflitto, perciò, si sarebbe dovuto concludere al massimo entro il Natale dello
          stesso anno, previsione che, creduta fermamente, frustrò qualsiasi preparazione di ade-
          guate contromisure nel malaugurato caso di un ulteriore prolungarsi dei combattimenti.
          Giunse il Natale e passò, mentre sui diversi fronti regnava un atroce stallo, che trasformò
          la guerra in conflitto di logoramento, umano e materiale, che a quel punto neppure ai più
          ottimisti ne faceva presagire una prossima conclusione .
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             La questione col finire del 1914 divenne tragica: occorreva sfamare oltre ai combat-
          tenti al fronte anche la popolazione; occorreva ancor di più mantenere un adeguato siste-
          ma di trasporti per non tagliare gli apporti; occorreva intensificare al massimo l’industria
          bellica di qualsiasi tipo, da quella degli armamenti con la costruzione di nuovi cannoni e
          mitragliatrici con le relative munizioni in quantitativi smisurati, a quella degli autoveicoli
          con l’approntamento di miriadi di automobili, di camion e di autoblinde; occorreva incre-
          mentare la cantieristica col varo di nuovi mezzi navali di superficie e d’immersione, per
          non parlare dei mercantili e delle unità ausiliarie; occorreva, infine, potenziare l’industria
          aeronautica moltiplicando l’assemblaggio di caccia e bombardieri, tanto per citare gli am-
          biti più strategici. Ma occorreva pure, per mandare avanti quell’immenso apparato indu-
          striale, che le materie prime non scarseggiassero, in particolare ferro e carbone, cemento
          e fibre tessili. Per non parlare del cibo, per il quale il bisogno iniziava a farsi impellente
          e tragico. Si ritenne allora, conclusione presto condivisa in tutti i paesi belligeranti, che
          solo l’immissione di nuove forze lavorative in qualsiasi settore, dal più elementare al più
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          complesso potesse risolvere o almeno alleviare la situazione. E ci si ricordò delle donne .
             Dal punto di vista strettamente di genere la Grande guerra costituì una vistosa inver-
          sione di ruoli e soprattutto dei relativi doveri: per la stragrande maggioranza degli uomini
          arruolati fu una grave perdita di libertà, ritrovandosi assoggettati alla rigida disciplina
          militare. Per molte donne lavoratrici, invece, fu l’acquisizione di un’insperata libertà, una
          condizione del tutto nuova, infatti, priva di significativi precedenti. Donne per lo più gio-
          vani che finalmente si ritrovarono all’improvviso affrancate dalla rigida tutela familiare e
          gratificate da un proprio stipendio. Certamente vi era il gravame del lavoro in fabbrica o
          nelle varie industrie, ma si trattava di una incombenza trascurabile rispetto ai rischi ed alle
          privazioni che i loro compagni subivano in trincea.



          3   Cfr. Howard M., La guerra e le armi nella storia d’Europa, Bari 1978, pp. 215-20.
          4   Cfr. Mc Neill W., Caccia al potere. Tecnologia, armi, realtà sociale dall’anno Mille, Varese 1984, p. 261.







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