Page 422 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE                                      422


             “Ho parlato con soldati che sono rimasti nelle trincee per cinque giorni senza mangiare. Ciò non
          significa che fossero finiti i rifornimenti. Il cibo non era lontano, ma non poteva essere portato loro a
          causa della pioggia continua di proiettili nemici. Nella pioggia, nel freddo, nel vento, affamati, bagna-
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          ti esausti, sotto tiro costante per settimane. Guardavo le bende insanguinate con orrore impotente” .
             Pietà e commozione si mischiano a una critica lucida e oculata. Non tarda infatti
          a scrivere un personale commento: “allegri e fiduciosi in fresche uniformi nuove, si avviano
          gioiosamente verso l’inferno della battaglia”. Ella racconta dello stesso atteggiamento anche
          in riferimento a “quelli già travolti dall’assurda violenza della guerra, dolenti e carichi delle soffe-
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          renze di lunghi giorni e interminabili notti nelle trincee umide, fredde e fangose” .
             Altrettanto interessanti sono le testimonianze della Bly sulle donne ai tempi del
          primo conflitto mondiale.
             È lei a raccontarci, attraverso i suoi articoli dal fronte, come e quanto mutano il
          ruolo e la vita delle donne che affrontano con dignità e grande coraggio le difficoltà
          del tempo di guerra. In proposito, il 10 novembre 1914, Nellie Bly, da Budapest, scri-
          ve: “in questo paese non si potrà più aver dubbi sulla questione della parità delle donne. Le nobili
          donne dell’Austria e d’Ungheria, da quelle di sangue reale fino alle contadine, fanno la loro parte
          con coraggio, in questo terribile incubo di dolore senza fine. Le granduchesse spazzano i pavimenti e
          svolgono i compiti più umili per i soldati feriti. E le contadine, spontaneamente, portano l’ultimo dei
          cuscini rimasti loro così come il solo cuscino che possiedono. Tutti gli uomini ne sono ben consapevoli
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          e compiaciuti. Le donne sono spalla a spalla al loro fianco, ad occhi asciutti e con coraggio” .
             Non sono pochi i rischi che come reporter di guerra Nellie Bly deve affrontare.
          Oltre i colpi di cannone, le granate, ella si trova in pericolo anche nelle corsie di un
          ospedale di guerra a Budapest.
             Esaminando una pallottola russa, viene incautamente a contatto con un veleno di
          cui è imbevuto il temibile proiettile.
             Dunque, il 18 novembre 1914, da Mitrovica, scrive: ‹‹A causa di una misteriosa malat-
          tia, le mie notti sono terribili e di giorno mi sento priva di ogni forza. Il tormento di cui ho sofferto
          per tre notti e due giorni mi fa capire che sono stata meno cauta di quanto avrei dovuto. I dolori più
          tremendi dalla pianta dei piedi fino alla cintola, la febbre e una serie di macchie arrossate tra caviglie
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          e ginocchia non sono certo confortanti›› .
             Di fronte alla sofferenza, la reporter soffre in silenzio per non rischiare che il

          11  Bly N., New York Evening Journal, 8 dicembre 1914.
          12  Ibidem.
          13  Bly N., New York Evening Journal, 26 gennaio, 1915.
          14  Bly N., New York Evening Journal, 27 gennaio 1915.







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