Page 426 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE                                      426


          vedeva una visione meno patriarcale del diritto di famiglia. Nel Regno di Sardegna, il so-
          vrano restaurato Vittorio Emanuele I, sembrava voler realizzare un ritorno integrale al
          passato; con un editto del 21 maggio 1814 cancellò l’intero corpus delle leggi francesi e ri-
          chiamò in vigore il diritto anteriore, ossia le Regie Costituzioni del 1771, gli statuti locali,
          il diritto comune, finché nel 1838 si giunse alla formulazione di un vero e proprio codice
          civile, frutto del duro processo di riforma del successore Carlo Alberto. Nel ducato di
          Parma, retto per un trentennio (1816-1847) dall’arciduchessa Maria Luisa d’Austria, fu
          redatto un codice civile che subì le influenze dell’ABGB, evitando così quel ritorno al
          passato che aveva interessato il Piemonte. Il codice parmense, discostandosi dal Code
          Civil, abolì l’obbligo della dote per le figlie ed il regime patrimoniale dei coniugi tornò ad
          essere (conformemente alla tradizione generale di ius commune) la separazione dei beni.
          La Toscana, il Ducato di Modena e lo Stato pontificio giunsero ad una codificazione in
          estremo ritardo o non vi giunsero affatto. 3
             I noti eventi, come la guerra del 1859 contro l’Austria e la Spedizione dei Mille,
          che condussero all’Unità d’Italia del 17 marzo 1861, posero in evidenza la necessità di
          ricondurre il Regno ad un unico strumento codice civile. I lavori preparatori si tennero
          presso la Camera dei Deputati e al Senato, siti a Torino fino al trasferimento della ca-
          pitale a Firenze nel 1865. I progetti per il codice civile italiano vennero presentati dai
          vari guardasigilli Cassinis, Miglietti, Pisanelli, Vacca. La svolta giunse nel 1864, quando,
          per accelerare i tempi, si ricorse (per la prima volta nel neonato Regno d’Italia) al noto
          strumento della legge delega. Il fulcro delle discussioni ruotava intorno al modello
          di riferimento cui ispirarsi, se a quello tradizionalista francese, del codice borbonico
          delle Due Sicilie (1819) e di quello Sabaudo (1838), oppure se considerare l’innovativo
          modello dell’ABGB, seguendo dunque l’impronta dei codici civili del Gran Ducato di
          Toscana e del Lombardo-Veneto. Prevedibilmente, non si optò per la creazione di un
          codice dall’impronta più moderna e si decise di far prevalere l’impostazione francese.
          Perseguire l’indirizzo napoleonico fu una chiara scelta politica, per quanto fosse più
          moderno e più adatto alla neonata Italia, non si poteva accogliere nel nuovo codice
          civile, l’impostazione giuridica di un paese considerato ostile come l’Austria.


             civile fu approvato nell’Impero austriaco da Francesco I d’Austria e realizzato da giuristi quali Car-
             lo Antonio Martini e Franz von Zeiller. L’ABGB si qualifica come il primo codice civile, che oltre
             ad avere una funzione ordinatrice, contiene un’esplicita clausola di abrogazione delle fonti previ-
             genti. Si differenzia dal Code Civil, per la sua composizione snella e vi si contrappone per l’ado-
             zione di norme-principio, piuttosto che un sistema di norme-comando, tipico del diritto francese.
          3  G. Cazzetta, Codice civile e identità giuridica nazionale. Percorsi e appunti per una storia delle codificazioni moderne, Giap-
             pichelli,Torino, 2011.







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