Page 438 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE 438
laureata in giurisprudenza, Lidia Poët. Non era concepibile distrarre la donna dal foco-
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lare per gettarla nella vita pubblica. Le ragioni addotte dagli oppositori alla carriera delle
donne in avvocatura furono essenzialmente di due tipi: una di carattere medico e l’altra
di carattere giuridico. Dal punto di vista medico si sosteneva che le donne, “almeno per
circa una settimana al mese”, non avrebbero avuto la giusta serenità. Dal punto di vista
giuridico, non godendo della parità di diritti con gli uomini, le donne non potevano
essere testi per processi dello Stato Civile o testimoni per un testamento. Inoltre erano
sottoposte alla volontà del marito circa spostamenti e cambiamento di domicilio. Per-
tanto, permettere alle donne di entrare nell’avvocatura sarebbe stato lesivo per i clienti,
perché si sarebbe dato loro “un patrono” privo di tutte le facoltà giuridiche.
L’evoluzione dei diritti civili e politici delle donne italiane e tedesche alla fine
della Grande Guerra, il 1919
Quando la guerra si concluse con la ritirata dell’esercito austro-ungarico, dopo la
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battaglia di Vittorio Veneto, l’Italia contò circa 650.000 perdite nelle file dell’esercito.
La fine del conflitto avvenne ufficialmente il 4 novembre 1918 dopo la firma dell’armi-
stizio di Villa Giusti, sottoscritto dal comandante del VI Corpo d’Armata austro-unga-
rico, il generale Weber von Webenau, e dal generale Pietro Badoglio, al quale, alcuni anni
più tardi, venne dato il grado di Maresciallo del Regno d’Italia.
La prima guerra mondiale aveva portato morte e dolore, ma la sofferenza e la lonta-
nanza degli uomini, l’esperienza lavorativa acquisita in questi anni, quella sensazione di
aver contribuito al sostenimento del paese durante il conflitto, avevano alimentato negli
animi delle donne italiane maggior consapevolezza delle proprie capacità ed il desiderio
di non interrompere quel processo di emancipazione che queste straordinarie circostan-
ze avevano messo in moto.
Il disegno di legge sulla proposta del 1917, venne approvato dalla Camera solo nel
marzo del 1919, ed il 17 luglio 1919, durante il primo governo Nitti, dopo l’approva-
zione a larga maggioranza del Senato, diventò legge. La legge n. 1176 del 1919 abolì
definitivamente l’autorizzazione maritale in Italia.
Solo lo sconvolgimento sociale comportato della guerra ed il valore dimostrato dalle
donne italiane era stato in grado di far superare decenni di discussioni e pregiudizi, ren-
dendogli finalmente possibile amministrare il loro patrimonio e fu dunque pienamente
24 Poto D. , Giuristi subalpini tra avvocatura e politica. Studi per una storia dell’avvocatura piemontese dell’Otto e
Novecento, Alpina, 2006, p. 59.
25 Mortara G., La Salute pubblica in Italia durante e dopo la Guerra, G. Laterza & figli, Bari, 1925, pp. 28-29.
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