Page 434 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
P. 434
LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE 434
pubblico o in caso di processi industriali, in cui era impossibile prevedere un’interru-
zione. Dunque la guerra rese omogenei i differenti livelli di tutela sui luoghi di lavoro,
annientandoli, inoltre le operaie non conoscevano la parità salariale, le donne infatti,
erano pagate molto meno degli uomini impiegati nelle medesime mansioni.
Allo scoppio del conflitto 600.000 furono le donne italiane destinate alla confezione
di uniformi e divise, esse realizzarono speciali superfici compresse, detti coltroni, che
proteggevano i soldati dal vento e dal freddo, idearono indumenti antiparassitari, con-
tenenti miscele per tener lontani i pidocchi, e alcune fasce per i piedi che, imbevute di
una data miscela chimica, prevenivano i congelamenti. Si ritiene che la proprietaria di
un negozio di merceria di Bologna, Bianca Bordoli, ebbe per prima l’idea di creare una
mascherina contro i gas asfissianti e che il suo modello, perfezionato da esperti chimici,
16
venne poi adottato dal governo per essere inserito nel corredo dei militari.
Con l’entrata in guerra dell’Italia, la presenza femminile nelle industrie aumentò nel
settore tessile e alimentare, ma anche nei comparti che erano fino ad allora stati a pre-
valente manodopera maschile, come quello meccanico e nella produzione di materiali
bellici. Secondo i dati del Comitato nazionale per il Munizionamento, negli stabilimenti
impegnati nella produzione bellica, le donne erano appena 1.760 al 1º agosto 1914,
6.000 al 1º marzo 1916, circa 60.000 al 31 ottobre 1916 e 90.000 al 31 dicembre 1916,
fino al picco massimo di quasi 200.000 alla fine della guerra.
17
In base al regolamento approvato con decreto luogotenenziale n.1277 del 22 ago-
sto 1915, il Ministro della guerra Zupelli, dichiarava “ausiliari” gli stabilimenti che pro-
ducevano i materiali necessari per rifornire Esercito e Marina, disponendo così una
militarizzazione delle industrie belliche, con la conseguenza che gli operai di queste
fabbriche, erano temporaneamente esonerati dal prestare servizio militare, soggetti alla
giurisdizione militare e al controllo da parte delle Autorità militari. Le operaie italiane
incontrarono durante la guerra numerose opposizioni da parte dei colleghi uomini, che
guardavano con preoccupazione alla loro entrata in fabbrica. Finché gli operai lavora-
vano in fabbrica, godevano infatti dell’esonero dal servizio militare, ma man mano che
lo Stato assumeva sempre più donne, anche in virtù dello salario più basso e quindi più
competitivo, poteva dispensare gli operai uomini e chiamarli a questo punto, alle armi. Il
timore per la partenza verso il fronte era talmente elevato che alcuni operai si mobilita-
16 Ropa R. e Venturoli C. , Donne e lavoro: un’identità difficile: lavoratrici in Emilia Romagna (1860-1960),
Compositori, Bologna, 2010, p. 102.
17 Comitato Centrale di Mobilitazione Civile, I comitati regionali di mobilitazione industriale (1915-1918)
Milano - Roma, l. alFieri e a. Gibelli, La Grande guerra degli italiani, Sansoni, Milano, 1998, p. 184.
V-sessione.indd 434 05/05/16 14:17

