Page 432 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE 432
Le donne inoltre erano nuovamente in condizione paritaria, come per la capacità
d’agire nel caso di autorizzazione maritale, ai fanciulli minori di 15 anni, per legge
tenute lontane da lavori pericolosi e faticosi e con fasce orarie di lavoro e riposo.
Tali tutele legislative, tuttavia, si applicavano al solo lavoro industriale, restava esclu-
so il lavoro domestico, quello agricolo e le attività a conduzione familiare, luoghi di
lavoro in cui lo sfruttamento di donne, bambine, minori sani o malati, non era oggetto
dell’attenzione del legislatore, per opportunità di carattere economico e tradizioni cultu-
rali. Erano escluse dall’applicazione della legge anche le telefoniste, ritenute “lavoratrici
intellettuali”. Intervenire in questi contesti significava turbare l’economia nazionale oltre
misura, ancora troppo fragile non poteva essere privata di forza lavoro a basso costo in
settori fondamentali come quello agricolo e nel lavoro d’ufficio che era in fase di lancio.
Inoltre la produttività della donna nel lavoro domestico o in aziende a conduzione fami-
liare, era considerata una sua naturale prerogativa, che oltre a preservarla dai rischi che
comportava un tipo di lavoro esterno, la ricollocava all’interno del regime patriarcale
disegnato dal codice civile, al suo posto naturale, quello di sottoposta al capofamiglia. 12
In Germania, la situazione lavorativa delle donne, prima della Grande Guerra, era in-
vece caratterizzata da previsioni legislative tipiche dello stato di Welfare, tutele avanguardi-
stiche. Si pensi alla Arbeitnehmerschutzgesetz (Workers’ Protection Act) del 1891, che
vietava il lavoro notturno solo ai bambini e non anche alle donne, specchio di una società
con meno ansietà culturali. Era previsto inoltre un congedo per maternità, che veniva,
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nel caso della Germania, retribuito, al momento del reintegro lavorativo. Tuttavia c’è da
sottolineare che anche in questo caso, i provvedimenti legislativi corrispondevano non ad
atti di buonismo calati dall’alto, ma si trattava chiaramente di una strategia politica attuata
da Bismarck. Con la legge del 1878, Bismarck infatti intendeva annientare i socialisti e
per poter allontanare quella parte di società che poteva essere più sensibile allo spettro
socialista, i lavoratori appunto, decise di varare tutta una serie di provvedimenti a favore
della classe operaia, come la previsione di assicurazioni sanitarie 1884, infortuni sul lavoro
e assicurazione pensionistica 1889, e Workers’ Protection Act del 1891 con tasso di orario
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massimo lavorativo di 11 ore e domenica di riposo, tra i più bassi d’Europa all’epoca.
12 Galoppini A. M. , Il lungo viaggio verso la parità, i diritti civili e politici delle donne dall’Unità ad oggi, Zani-
chelli, Bologna, 1980, p. 47.
13 Faderl F., haGeMann F. , rieGer k. , Sozialgeschichte, Ein Arbeitsheft für Schüle, Universum Kommu-
nikation und Medien AG, Wiesbaden, Köln, 2014, p. 16.
14 Jeffries M., The Ashgate Research Companion to Imperial Germany, Ashgate Publishing, Farnham, 2015,
p. 180.
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