Page 435 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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V Sessione: WORKSHOP STUDENTI E GIOVANI RICERCATORI                        435


          rono a fianco dei movimenti femministi, per rivendicare la parità salariale delle operaie,
          con lo scopo di eliminare quella concorrenza lavorativa che incentivava ad assumere un
          sempre maggior numero di donne nelle industrie ed evitare così il richiamo alle armi.
             Inoltre nelle città le postine, le tramviere, le spazzine, le addette alla costruzione
          delle strade andavano acquisendo una certa libertà di movimento rispetto alle donne
          che si dedicavano al lavoro domestico o agricolo, divenendo così oggetto di pregiudizi
          e maldicenze di carattere moralistico poiché frequentavano locali pubblici ed alcune di
          loro bevevano o avevano iniziato a fumare. Nella città di Roma, l’impiego delle donne
          tramviere provocò persino uno sciopero di protesta nel 1916, ma le liste di collocamen-
          to erano assolutamente vuote e l’unica grande riserva era la manodopera femminile.
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          Moltissimi soldati italiani chiamati alle armi erano contadini, braccianti, si pensi che
          prima della guerra, gli uomini impiegati nel settore agricolo erano circa 4 milioni e 800
          mila e si stima che tra il 1915 ed il 1918, rimasero nei campi solo 2 milioni e 200 mila
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          uomini.  Dunque le donne delle zone rurali, con meno della metà della forza lavoro
          maschile, furono costrette a mansioni anche molto pesanti, solitamente riservate agli
          uomini, manovravano le macchine agricole, spostavano i covoni di fieno o i sacchi di
          grano, dovevano accudire il bestiame e non solo. In assenza dei mariti, si trovarono
          anche a dover gestire gli affari delle medie e piccole aziende agricole, come la vendita
          del bestiame, del raccolto, insomma ad amministrare quel patrimonio che prima della
          guerra, era sotto l’esclusivo controllo del capofamiglia.
             La situazione lavorativa delle donne tedesche era estremamente differente. In Ger-
          mania, le donne assunte a lavorare nelle fabbriche durante la grande guerra, furono
          900.000, una sproporzione rispetto a quelle italiane, 200.000, questo in ragione del fatto
          che in Germania era stato scelto di non militarizzare le industrie belliche, dunque gli
          operai non godevano dell’esonero dal servizio militare come quelli italiani e le assunzioni
          delle donne furono ancora più massicce. Inoltre il grande numero di operaie era giusti-
          ficato dall’elevato livello di produttività e qualità del settore industriale tedesco, che non
          contava eguali in Europa, ed aveva preso a svilupparsi in ragione della Weltpolitik (politi-
          ca estera espansionistica della Germania), molto prima del conflitto. Con la fine dell’era
          bismarckiana e all’inizio di quella guiglielmina, la politica estera tedesca si diresse verso
          la Weltpolitik e questo indirizzo comportò precise scelte industriali. Venne dato il via al
          riarmo navale, che rinsaldò i rapporti tra la casta agraria e militare degli Junker, importanti


          18  Le donne tramviere in servizio, «L’Avvenire d’Italia», 26 ottobre 1916.
          19  Ropa R. e Venturoli C. , Donne e lavoro: un’identità difficile : lavoratrici in Emilia Romagna (1860-1960),
             Compositori, Bologna, 2010, p. 117.







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