Page 437 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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V Sessione: WORKSHOP STUDENTI E GIOVANI RICERCATORI                        437


          suggellata.  Con l’Unità d’Italia si discusse della possibilità di concedere alle donne, che
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          avessero presentato gli stessi requisiti degli uomini abilitati, il voto amministrativo. Ri-
          carsoli sosteneva che per evitare lo sconcio di vedere una gentildonna recarsi alle urne,
          il diritto di voto poteva essere preso in considerazione, solo laddove fosse stato espresso
          per corrispondenza. La discussione, tutta puntata sul buon costume, nascondeva in re-
          altà la diffidenza verso quei valori riformisti che la classe politica dirigente del momento
          non era culturalmente pronta ad accogliere. L’ On. Lanza proponeva formalmente il
          modello toscano, chiedendo di estendere la possibilità del voto per corrispondenza alle
          donne ed anche a coloro che fossero stati assenti o malati.
             La Commissione della Camera bocciò il progetto Lanza in toto, e con legge n. 2248
          del 20 marzo 1865, si esclusero espressamente dal voto analfabeti, donne, interdetti,
          condannati gravi, commercianti falliti e i ricoverati negli ospizi. La questione elettorale
          femminile venne rimandata ad un incerto futuro in cui i costumi fossero stati pronti a
          vedere la donna impegnata nella lotta per le elezioni. Il buon costume venne anteposto
          al diritto delle donne lombarde e toscane di continuare a godere dei propri diritti. Dun-
          que l’Unità d’Italia, dal punto di vista dei diritti civili e politici, per le donne significò una
          sconfitta totale, un regresso.
             Nel 1876, l’On. Marazio, ripropose la questione del voto amministrativo alle donne,
          suscitando l’adesione della maggioranza delle Deputazioni provinciali, ma fu contestato
          dalla maggioranza dei Prefetti che adducevano motivazioni dal forte carattere discrimi-
          natorio. Le donne erano considerate inferiori per mentalità agli uomini, spesso da questi
          soggiogate, i loro voti avrebbero finito per tradursi nella riproduzione di quelli espressi
          dai mariti, padri e fratelli, attribuendo dunque un maggior o minor peso politico alle
          famiglie in base alla loro composizione. Inoltre le donne più “degne” non si sarebbero
          mai recate alle urne, con il risultato che lo avrebbe fatto quella parte del gentil sesso
          poco raccomandabile e non si voleva certo attribuire a questa il peso di importanti de-
          cisioni politiche. Allo stesso modo Depretis aveva proposto l’introduzione del voto nel
          1880 e 1882, poi Crispi nel 1887, prevedendo una serie di tutele collaterali al diritto di
          voto. Anna Maria Mozzoni, non aveva mai smesso di mobilitarsi contro quel sistema
          di tutele che venivano affiancate alla figura femminile, poiché riteneva che dietro gli in-
          tenti di protezione si nascondesse in realtà il potere del controllo ed un insulto costante
          all’intelligenza e alle capacità delle donne. Nel 1884, la Corte di Cassazione di Torino
          confermò inoltre, con sentenza, la rimozione dall’albo degli avvocati della prima donna

          23  Foramiti F. Donna (diritto naturale-civile), in Enciclopedia legale ovvero lessico ragionato di gius naturale, civile,
             canonico, Co’ Tipi del Gondoliere, Venezia, 1842, vol. II.







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