Page 436 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE                                      436


          industriali. La conseguenza diretta fu la creazione di grandi cartelli industriali, con possi-
          bilità economiche piuttosto ingenti, si facevano pertanto grandi investimenti tecnologici
          e c’era un elevato tasso di produttività paragonabile solo a quello statunitense. Tutto que-
          sto sul versante dell’occupazione significava una massiccia campagna di assunzioni nelle
          industrie, che lavoravano a ritmi velocissimi fin da prima della guerra, mentre l’economia
          italiana dell’epoca, era ancora tutta basata sul settore agricolo.   A partire dal 1914, le
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          uniche tutele sul lavoro delle donne che furono sospese in Germania, riguardavano il
          prolungamento della giornata lavorativa massima di 12 ore, e lo stop alla domenica di
          riposo, decisioni giustificate appunto dalla differente impostazione nell’organizzazione
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          industriale, che si poteva permettere ancora il lusso delle tutele minime.
          Discussioni sui diritti civili e politici delle donne italiane

             Nel pieno della guerra, il gabinetto di unità nazionale italiano, a fronte di questi
          sconvolgimenti sociali, presentò un disegno di legge diretto all’abolizione dell’autoriz-
          zazione maritale. L’ istituto durante il conflitto aveva perso la sua efficacia a fronte
          dell’assenza dei mariti e poneva il complesso delle donne italiane in un sistema di diritti
          civili ancora una volta ibrido, poiché tutte quelle donne i cui mariti non erano partiti
          per il fronte, continuavano ad esservi sottoposte, pur avendo contribuito anche esse
          in maniera straordinaria alla forza lavoro del paese durante il conflitto. La proposta,
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          “Disposizioni relative alla capacità giuridica della donna” d.d.l. n. 728 del 1917,  venne
          esaminata dall’apposita Commissione della Camera che fece emergere la complessità
          della questione. Abolire l’autorizzazione maritale significava sancire per legge il rico-
          noscimento di una pari capacità giuridica della donna, renderla titolare di diritti civili e
          politici. Trattare questo argomento, implica la necessità di un breve excursus sulla storia
          dei diritti politici delle donne italiane fino ad allora.
             La donna nel Regno d’Italia non godeva di diritti politici attivi né passivi. In alcuni
          degli Stati preunitari che si erano distaccati dal modello francese, come ad esempio nel
          Lombardo Veneto, le donne “possidenti” potevano essere elette e votare nelle ammi-
          nistrazioni locali, ed in Toscana, il diritto di voto era concesso alle donne iscritte nel
          catasto per la possidenza rustica e urbana, ma per mezzo di procura o invio della scheda


          20  Detti T. e Gozzini G. , Storia contemporanea: L’Ottocento, Mondadori, 2010, p. 247.
          21  Jefferies M., The Ashgate Research Companion to Imperial Germany, Ashgate Publishing, Farnham,
             2015, p. 189.
          22  Galoppini A. M. , Il lungo viaggio verso la parità, i diritti civili e politici delle donne dall’Unità ad oggi, Zani-
             chelli, Bologna, 1980, p. 62.







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