Page 454 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE                                      454


          alcune ore, su dislivelli che arrivavano fino ai 1200 metri e sotto il costante fuoco del-
          le artiglierie nemiche. I viaggi erano effettuati con qualsiasi condizione atmosferica,
          all’occorrenza portando ai piedi delle calzature di pezza confezionate in casa, i cosid-
          detti scarpetz, o degli zoccoli in legno che poco aiutavano quando i versanti montuosi
          erano ricoperti di neve.
























                        Donne in fila per il rifornimento dei viveri durante il conflitto 1915 – 1918,
                        Touring Club Italiano, Gestione Archivi Militari, Milano.



             Nel 1974, alcune di loro furono intervistate per la Domenica del Corriere e il sen-
          timento che tutte loro espressero fu sicuramente un sentimento di estrema fierezza e
          orgoglio per quello che era stato un contributo fondamentale all’Italia in quei tragici
          anni. Allo stesso tempo, però, alcune si espressero in modo da mettere parzialmente
          in dubbio quel carattere di totale volontarietà attraverso il quale furono reclutate. “Ci
          hanno costretto, ecco. Siamo state arruolate, ci hanno messo un bracciale rosso con
          un numero. E via, su per le mulattiere fino alle trincee”.
             “Eravamo come militari – racconta Pasqua Duzzi – il parroco ci veniva a chiamare a casa
          tutti i giorni, anche la domenica. Poi più avanti ci dettero una settimana di riposo, una ogni tanto”
             “Cominciò – ricorda Maria Matiz – nel settembre del 1915 e abbiamo continuato ad andare
          a Premosio, a Malpasso, su sulle trincee fino all’ottobre del 1916. Dopo, ci hanno fatto fare le strade.
          Costruirle, capisce? Pale e picconi e gerle di sassi, perché ci potessero passare i muli e le automobili.
          Abbiamo spalato la neve..”
             “Ti ricordi – interviene Giuseppa Matiaz – la neve arrivava ai piani alti delle case eppure
          bisognava andare ugualmente. Una volta il parroco venne a chiamarci a mezzanotte, tutte quan-








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