Page 455 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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V Sessione: WORKSHOP STUDENTI E GIOVANI RICERCATORI                        455


          te. I ragazzi avevano bisogno di munizioni a Lavaredo. E noi via, con il nostro gerlo pieno di
          munizioni” .
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             Mosse dall’Amor di Patria e dal sentimento di compassione per “quei poveri ragazzi
          che sennò muoiono anche di fame”, affrontavano percorsi accidentati, inventando canti e
          preghiere che dessero loro forza per attraversare quelle montagne dove echeggiava
          solo rumore di spari e granate.
             Il ricordo delle “Portatrici Carniche” si inserisce di diritto nella memoria di tutti
          coloro che diedero il loro contributo alla guerra e va ad arricchire quella già nutrita
          schiera di storie di donne che ebbero un ruolo fondamentale prima, durante e dopo
          la Prima Guerra Mondiale.
             Ad ulteriore riprova di questa dedizione, vale la pena menzionare gli avvenimenti
          del 26 e 27 marzo 1916, quando, durante i violentissimi attacchi nemici che portarono
          alla perdita del Pal Piccolo e alla sua sofferta riconquista, le donne di Timau chiesero
          agli artiglieri di poter dare il loro contributo servendo ai pezzi di artiglieria, e persino
          di essere tutte armate di fucile. Pur non concretizzatosi, il loro gesto rincuorò i com-
          battenti, suscitandone l’ammirato riconoscimento.
             Vista la zona in cui operavano, le portatrici vivevano una situazione di costante
          pericolo. Tre di loro rimasero ferite: Maria Muser Olivotto, Maria Silverio Matiz da Ti-
          mau e Rosalia Primus da Cleulis. Una di loro, Maria Plozner Mentil, di 32 anni, madre
          di quattro bambini e con il marito combattente su un altro fronte, giunta con il suo
          carico fino alla Casera Malpasso, sopra Timau, il 15 febbraio 1916 fu colpita a morte
          da un cecchino austriaco. Soccorsa, venne trasportata dagli Alpini a valle nell’ospeda-
          letto da campo di Paluzza, nella vana speranza di salvarle la vita.
             La salma fu sepolta nel cimitero di Paluzza, per poi essere traslata nel 1937 nel
          Tempio Ossario di Timau, accanto a quelle degli oltre 1700 soldati caduti combatten-
          do sul fronte sovrastante.
             L’ammirevole contributo di queste donne fu interrotto nell’ottobre 1917 quando,
          dopo lo sfondamento a Caporetto, le truppe del fronte carnico, che fino a quel mo-
          mento avevano difeso strenuamente le loro posizioni, furono costrette a ritirarsi per
          non essere prese alle spalle. Assieme ai soldati, anche le portatrici finirono profughe
          in Patria, dovendo abbandonare le proprie case per non cadere in mano nemica dopo
          tanti sacrifici.


          8   Servizio di Aristide Selmi che intervistò per la Domenica del Corriere del 14 luglio 1974, Marghe-
             rita Ebner, allora 77 anni, Giuseppa Matiaz, Pasqua Duzzi, allora 75 anni, Maria Matiz, allora 82
             anni. Roma, Ufficio Storico Stato Maggiore Esercito, fondo L3, cartella 43.







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