Page 452 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE                                      452


          Inoltre, per tutto il 1915 i soldati combatterono con le loro uniformi grigio-verdi
          che, in mezzo al manto nevoso, erano facilmente individuabili dai nemici. Solamen-
          te l’anno successivo furono distribuite le prime tute bianche che garantivano una
          maggiore mimetizzazione.
             Da un punto di vista numerico, solo due dei sotto-settori in cui era divisa la Zona
          Carnia ospitavano un contingente medio di 10-12 mila uomini, che per vivere e com-
          battere necessitava ogni giorno di vettovaglie, di rifornimenti di munizioni, medicinali
          e materiali per il rafforzamento delle posizioni.
             La linea del fronte, tuttavia, non era collegata con i magazzini e i depositi militari
          dislocati a fondo valle, non essendoci mulattiere o teleferiche che consentissero il
          transito di automezzi e di carri a traino animale. Tutto andava trasportato a spalla,
          lungo sentieri e mulattiere molto spesso scavate poco prima del passaggio degli stessi
          “portatori”.
             La presenza di tali figure è riscontrabile sin da prima dell’inizio delle operazioni,
          quando gli uomini che non erano direttamente impegnati nelle dinamiche belliche
          venivano utilizzati proprio per il trasporto di materiali e per la costruzione di strade e
          sentieri che permettessero l’approvvigionamento dei soldati in quota.
             Ma con l’avvicinarsi dell’entrata in guerra, non si poterono più sacrificare quegli
          uomini validi togliendoli dal fronte per fare i portatori.
             Nell’estate del 1915 fu lo stesso comandante Lequio a decidere di fare appello
          alla popolazione civile e, in quei paesi in cui tutti gli uomini erano già sotto le armi,
          furono le donne a rispondere in massa: a Timau e Cleulis, frazioni del Comune di
          Paluzza, in provincia di Udine, se ne offrirono un centinaio, alle quali in brevissimo
          tempo se ne aggiunsero molte altre e, sulla scia di quell’esempio, in tutte le località
          carniche prossime al fronte si formarono folte schiere di volontarie, che arrivarono a
          superare le 200 unità e che andranno a formare un vero e proprio corpo, quello delle
          cosiddette “Portatrici”.
             Oltre ai soldati in prima linea, dunque, la guerra in montagna ebbe anche degli
          altri protagonisti. Si trattò proprio dei portatori e, ancor più, delle portatrici della
          Carnia, le quali si arruolarono per trasportare dalle retrovie, sulle loro ceste di paglia,
          armi, munizioni, materiale e cibo ai soldati in cima alle montagne.
             Il loro ruolo fu silenzioso, stremante e rilevantissimo: queste donne dai 15 ai 60
          anni di età partivano all’alba di ogni giorno, scaricando le loro “gerle” di grano e di
          messi e ricaricandole di munizioni e provviste e affrontavano dislivelli anche di 1200
          metri con ogni condizione atmosferica per raggiungere i battaglioni di montagna.








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