Page 449 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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V Sessione: WORKSHOP STUDENTI E GIOVANI RICERCATORI 449
temente “militarizzate” da entrambi gli schieramenti: sia gli alti comandi militari italiani
che quelli austro-ungarici, infatti, individuarono in questo valico uno dei punti nevralgici
dell’intero fronte, dove uno sfondamento dell’una e dell’altra parte avrebbe coinciso
con una avanzata in territorio nemico.
Le cime attorno al valico si trasformarono in campi di battaglia e gli eserciti si fron-
teggiarono per tutta l’estate del 1915 per assicurarsi i punti strategicamente migliori:
italiani ed austro-ungarici combatterono furiosamente sul Pal Grande, sul Freikofel e
sul Pal Piccolo, trasformando queste splendide montagne carniche in tragici scenari di
guerra.
Una volta conquistate, i soldati si affrettarono a renderle sicure ed efficaci fortifican-
dole con grandi opere militari ancora oggi fieramente presenti sul Pal Piccolo oppure
sul Freikofel (chiamato anche Cuelàt), sedi di splendidi Musei all’aperto transfrontalieri.
In realtà, già prima dell’intervento del nostro paese in guerra, erano iniziate le vaste
operazioni di organizzazione, in particolar modo, delle zone di montagna, di quel fronte
Alpino che diverrà presto zona strategica, teatro della cosiddetta Guerra Bianca.
Tra le cime del Massiccio dell’Adamello, al confine tra Lombardia e Alto Adige,
italiani e austro-ungarici si trovarono a combattere ad oltre 3000 metri di altezza.
Una situazione simile si verificò anche nella zona tra Trentino e Veneto, nei pres-
si della Marmolada, nel settore orientale del Lagorai, in tutta la parte delle Dolomiti
Orientali e tra le vette delle Alpi Carniche e della Val Dogna.
Come anticipato, la preparazione dell’esercito prevedeva un piano sia di offesa che
di contenimento lungo un arco che partiva dal Passo dello Stelvio sino alla zona orien-
tale della pianura friulana per un totale di circa 600 chilometri.
In particolare, l’allora confine fra Regno d’Italia e Impero Asburgico era delimitato
proprio dalla “Zona Carnia”, cui fu assegnato il XII Corpo d’Armata, a guidare il quale
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fu posto il generale Clemente Lequio, già Ispettore delle Truppe di Montagna .
6 Il Generale Clemente Lequio di Assaba nacque a Pinerolo il 25 novembre 1857. Nell’ottobre
1874, conseguita la licenza dell’Istituto Tecnico, entrò nella Scuola Militare di Modena e dopo
un anno passò all’Accademia di Torino. Nel luglio1878 lasciava l’Accademia col grado di sottote-
nente rassegnato al l4° Reggimento Artiglieria da Fortezza. Cominciò così per il generale Lequio
una brillante carriera militare le cui tappe verranno rapidamente superate. Già come Sottocapo
di Stato Maggiore, il generale Lequio ebbe modo di studiare dettagliatamente la frontiera alpina
e di prepararne la difesa. Nominato nel 1913 Ispettore delle Truppe di Montagna, completò tali
conoscenze ed organizzò mirabilmente i reggimenti alpini. All’entrata in guerra dell’Italia, nel
maggio 1915, il generale Cadorna - Capo di Stato Maggiore - affidò al generale Lequio il comando
della Zona Carnia, per la sua sicura ed apprezzata conoscenza della frontiera alpina. Il generale
stabilì il suo comando a Tolmezzo. La sistemazione della zona fu un capolavoro di pianificazione
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