Page 421 - Il 1916 Evoluzione geopolitica, tattica e tecnica di un conflitto sempre più esteso - Atti 6-7 dicembre 2016
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             aveva  fallito,  lasciando  il  posto  ad  un  terribile  scacco  matto  strategico,  con
             la costruzione di un fronte ininterrotto di trincee, sintomo di uno stallo anche
             dottrinale  da  una  parte  e  dall’altra  che  perdurò  nel  1915,  malgrado  l’entrata
             dell’Italia a fianco dell’Intesa nel maggio dello stesso anno.
                I  risultati  deludenti  sul  fronte  francese,  resi  più  difficili  da  digerire  dalla
             difficoltà  dei  russi  in  Galizia  e  dal  fallimento  dell’invasione  della  Turchia  a
             Gallipoli, imposero ai membri della Triplice di rivedere la loro strategia globale.
             Ad una conferenza interalleata tenutasi all’inizio di dicembre 1915 nel quartier
             generale del comandante delle truppe francesi Generale Joseph Joffre a Chantilly,
             fu deciso, non senza qualche frizione tra le differenti parti, di perseguire una
             strategia comune per sconfiggere gli Imperi Centrali.
                Il piano era di sferrare attacchi coordinati simultaneamente su diversi fronti,
             così da mettere sotto pressione gli austro-tedeschi, impedendo loro di spostare le
             loro truppe di riserva da un fronte all’altro. Questa strategia sanciva il passaggio
             ad una guerra d’usura che puntava a erodere la volontà di combattere del nemico
             per  mezzo  della  distruzione  del  suo  esercito. A  Joffre  spettava  il  compito  di
             coordinare i vari alleati e di strigliarli nel momento del bisogno.  In particolar
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             modo, il generalissimo chiedeva uno sforzo maggiore agli inglesi, visto che nei
             primi due anni di guerra erano stati soprattutto i francesi ad impedire al fronte
             di collassare.
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                In verità, tale situazione era dipesa non da una presunta mancanza volontà
             britannica nel partecipare alla guerra, ma dai limiti del suo esercito. In effetti,
             unica  tra  i  principali  contendenti,  la  Gran  Bretagna  non  aveva  mai  avuto  un
             sistema di coscrizione obbligatoria e perciò all’inizio del conflitto aveva solo un
             piccolo esercito professionale di 400.000 uomini, metà dei quali veniva utilizzati
             per il pattugliamento dell’impero. Perciò, all’inizio della guerra, il contigente
             britannico mandato in Francia, la BEF (British Expeditionary Force), fu creato
             in fretta e furia e più di 150.000 soldati furono rapidamente inviati in Francia.
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             Ma le prime gravissime perdite convinsero subito le autorità inglesi a correre
             ai ripari. In primis, Lord Henry Kitchener, il ministro della Guerra britannico,
             intuendo che la guerra non sarebbe finita nel Natale 1914, ottenne dal parlamento
             l’approvazione per creare 18 nuove divisioni per un totale di 500,000 uomini.
                L’appello, basato soprattutto sulla pressione esercitata da amici, conoscenti e
             colleghi di lavoro (i cosidetti Pals Battalions) ebbe un successo notevole ed un


             7  William Philpott, War of Attrition, Fighting the First World War, New York, Overlook Press,
                2014, pp. 215-217.
             8  Elizabeth Greenhalgh, ‘’Why The British Were on the Somme in 1916, ‘’ War in History, 1999,
                6 (2), p. 148.
             9  LA BEF passò rapidamente da un forza di 167.897 tra soldati ed ufficiali a 1.483.915 per
                l’offensiva della Somme, cifre disponibili su Bruce, I. Gudmunsson, The British Army on the
                Western Front 1916, Oxford, Osprey, 2007, p.9.
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