Page 103 - Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione. Problematiche e prospettive - Atti 11-12 novembre 2019
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I Sessione - Aspetti militari 101
che Trentino, Friuli e Veneto uscirono fisicamente devastate dal conflitto, anche
se ovviamente in misura radicalmente minore di quanto accadde a seguire, nel
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Secondo conflitto mondiale, all’intero territorio nazionale. Sta di fatto che i danni
in questione oggi sono comprensibili guardando anche ad altro dalla zona di
guerra limitata alle regioni appena nominate: cioè com’è ancora intesa da tanta
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storiografia non solo straniera, ma anche nazionale. Ad ampliare gli orizzonti di
lavoro e a fornire una dimensione assai più realistica della zona di guerra com-
plessiva in Italia, è sempre molto utile una nota – al tempo stesso quasi elementare
– carta geografica, allegata a suo tempo da Winston Churchill alla sua storia della
Prima guerra mondiale. Con gli orizzonti geografici molto ampi della cultura bri-
tannica più generale, meno di un decennio dopo i fatti essa forniva già allora la
dimensione reale del conflitto, in una maniera molto utile a illustrare il nostro di-
scorso attuale (fig. 1). Perché vi rappresentava, per l’Italia, sia la zona di guerra
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tiva e ferroviaria. Bergamo 1923.
Scala 1:1.000.000, stampa a colori su carta, 128 x 98 cm (Firenze, Istituto Geografico Militare,
Biblioteca San Marco, inv. n. 2733, col. 4-A-2).
4 Per una bibliografia di massima sul tema, vedi TRECCANI, G. P., Monumenti e centri storici nella
stagione della Grande Guerra. FrancoAngeli, Milano 2015; CIMBOLLI SPAGNESI, P. (a cura
di), Al di là delle trincee. Territori e architetture del Regno d’Italia al tempo della Prima guerra mondiale,
in Atti del Congresso internazionale (Roma, 3-5 dicembre 2015). Quasar Edizioni, Roma
2017.
5 È così soprattutto in pubblicazioni anche recenti di autori di regioni allora interessate dal con-
flitto. Vale per tutti il caso, comunque pregevole, di LEONI, D., La guerra verticale. Uomini, ani-
mali e macchine sul fronte di montagna 1915-1918. Einaudi, Torino 2015.
6 CHURCHILL, W. S., La crisi mondiale 1916-1918, III.1. Regia Accademia Navale, Livorno 1930
[trad. it. di idem, World Crisis 1916-1918, III.1. Thornton Butterworth, London 1927], tav. tra
le p. 70-71. Per provvedimenti normativi a riguardo (tutti pubblicati sulla «Gazzetta Ufficiale»),
basta scorrere quelli di fine 1918 e dei primi mesi del 1919 per afferrarne la portata, a partire
dal r.d. 29 dicembre 1918, n. 1981, «col quale si dispone che dal 1° gennaio 1919 cessano dal-
l’essere dichiarati in stato di guerra i territori di alcune Provincie del Regno [Torino, Alessan-
dria, Milano, Genova, Bergamo, Cremona, Piacenza, Reggio Emilia, Bologna, Ancona, San
Severo, Napoli, Bari, Messina] e in stato di resistenza i territori delle piazze marittime di Spezia
e della Maddalena». A questo erano seguiti il d. luogotenenziale 6 febbraio 1919, n. 152, «con-
cernente la cessazione dello stato di resistenza nel territorio delle piazze marittime di Taranto
e Brindisi» e il d. luogotenenziale 6 febbraio 1919, n. 153, «concernente la cessazione [dal 21
febbraio 2019] dello stato di resistenza della piazza marittima di Venezia». A seguire ebbe
inizio la regolamentazione delle attività di bonifica e di ripristino più generale dell’intero ter-
ritorio della Penisola, non solo della zona di guerra in senso stretto. Un’indagine approfondita

