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120 Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione
L’impiego di manodopera femminile in lavori sempre più pesanti e specializzati
indusse a emanare un decreto legge (n.570 del 15 marzo1917) sull’occupazione
femminile e minorile per porre qualche limite a orari troppo lunghi e per tutelare,
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in teoria, queste lavoratrici. Di fatto però già con il r.d.l. 30 aprile 1914, n. 925
era stato sospeso temporaneamente il divieto del lavoro notturno per le donne che
divenne poi legge nell’aprile 1917.
La sostituzione delle donne e dei ragazzi agli uomini fu generale nelle campa-
gne, dato che quasi tutti i contadini erano stati richiamati. «Le contadine dovettero
dunque rassegnarsi a prendere sulle spalle, con enorme fatica, il lavoro degli uo-
mini, garantendo il cibo, oltre che alle loro famiglie, alle città e ai soldati; abituate
in generale alla responsabilità delle raccolte – uva, olive, trebbiatura – dovettero
ora vangare, arare, seminare, rompendo gli equilibri secolari della divisione ses-
suale del lavoro». 4
Per motivare le donne si istituirono anche premi al merito agricolo.
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Alle poche donne laureate in medicina non era consentito lavorare negli ospe-
dali. Potevano al massimo curare privatamente bambini e donne. Anche qui la
guerra costrinse a cambiamenti. L’Ispettorato di Sanità Militare, a gennaio 1916,
richiese l’opera di dottoresse in medicina e chirurgia e perfino di studentesse del
5° e 6° anno per provvedere d’urgenza ai servizi medico-chirurgici. Abbiamo i
nomi di circa 50 dottoresse arruolate e attive negli ospedali militari, insieme a una
decina di farmaciste. Si tratta di percentuali altissime se pensiamo a quanto poche
erano le laureate. 6
Alla fine del 1918, Eloisa Battaglini redigeva un’interessante e documentata
sintesi della situazione: «A causa della guerra, le capacità [delle donne] sono state
messe in valore con la irrefutabile prova dell’esperimento».
L’opera femminile, accolta sulle prime con una certa trepidanza, è andata af-
fermandosi; è divenuta sempre più varia, più complessa, più lontana specialmente
da quelli che si ritenevano i limiti estremi delle sue possibilità. Così, dopo le fat-
Roma 2016.
3 RAVERA, C., Breve storia del movimento femminile in Italia. Editori Riuniti, Roma 1978, p. 83-84.
4 PESCAROLO, A., Il lavoro delle donne nell’Italia contemporanea. Viella, Roma 2019, p. 205.
5 Nel 1911-12 risultavano iscritte a Medicina e Chirurgia 113 donne.
6 BRANCA, E., Dottoresse al fronte? La CRI e le donne medico nella Grande Guerra. A.N.S.M.I., Pie-
monte 2015; BRANCA, E., L’opera delle dottoresse al fronte, in La mobilitazione femminile nella
Grande Guerra. Vol. II: Le infermiere e le dottoresse, ARCURI,C. et al.. Gaspari, 2019.

