Page 123 - Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione. Problematiche e prospettive - Atti 11-12 novembre 2019
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II Sessione - L’eredità della guerra                                  121




              torine abbiamo avuto le conducenti, le spazzine, le postine; così le donne hanno
              occupati, negli uffici industriali, commerciali, governativi, posti tenuti finora sem-
              pre e soltanto da uomini; così, nelle fabbriche di munizioni la percentuale di mano
              d’opera femminile è salita dal 18% nel 1916 al 70% nel 1917.
                 Dai molti studi sull’argomento si rileva che, se al Ministero delle Finanze, del
              Tesoro e alla Corte dei Conti il lavoro femminile è limitato ancora a poche donne
              che occupano modesti uffici di dattilografe, è invece fervidissimo al Ministero
              della Pubblica Istruzione, delle Poste e più ancora al Ministero della Guerra e
              della Marina, dove le donne rappresentano un vero e proprio esercito sussidiario.
              Al Ministero dei Trasporti, per merito della modernità d’idee del comm. De
              Cornè, già fin dal 1915 circa 9000 donne erano impiegate come casellanti e can-
              toniere e circa un migliaio negli uffici come contabili e dattilografe. Al Ministero
              dell’Industria e Commercio, oltre a una schiera d’impiegate minori, hanno trovato
              posto due donne laureate, l’una alla statistica, l’altra alla direzione della biblio-
              teca. 7
                 190 donne furono anche decorate: 32 con Medaglia d’Argento, 144 con Me-
              daglia di Bronzo, mentre 14 ebbero la Croce di Guerra al Valor Militare. Due fu-
              rono le Medaglie d’Oro al Valor Militare assegnate a Maria Brighenti, nata Boni,
              e a Maria Plozner Mentil.


              La legge sulla capacità giuridica della donna
                 È questo il contesto in cui maturarono, nel pieno della guerra, le proposte di
              legge dirette ad abolire l’autorizzazione maritale secondo cui le mogli dipende-
              vano dal consenso del marito per firmare contratti e comparire in giudizio. L’art.
              134 del codice civile del 1865 recitava: «La moglie non può donare, alienare beni
              immobili, sottoporli a ipoteca, contrarre mutui, cedere o riscuotere capitali, co-
              stituirsi sicurtà, né transigere o stare in giudizio relativamente a tali atti, senza
              l’autorizzazione del marito».
                 La donna sposata non aveva nessuna autonomia e questa situazione aveva mo-
              strato tutta la sua insostenibilità nel momento in cui migliaia di mariti erano nel-
              l’impossibilità di firmare alcunché mentre le mogli dovevano necessariamente
              agire in modo autonomo. Il problema riguardava, da decenni, anche le tante ve-
              dove bianche, legate a uomini emigrati e mai più tornati a casa, per non parlare
              delle donne separate.


              7  BATTAGLINI, E., La donna e il lavoro in La donna e il suo nuovo cammino. Ciclo di conferenze
                 promosse dal Lyceum romano a fine 1918. Roma 1919, p. 80-82.
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