Page 419 - Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione. Problematiche e prospettive - Atti 11-12 novembre 2019
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Relazione di chiusura 417
senza quei camerati che avevano costituito la loro famiglia per molti anni, la gran
parte dei quali ormai morti.
Dunque la crisi del dopoguerra è molto grave. Perché è grave il problema eco-
nomico e sociale. È doveroso ricordare, anche se in modo cinico, che un conflitto
è un grande volano economico in quanto la produzione bellica assorbe manodo-
pera e genera un giro finanziario notevole, volente o nolente, drenando tutte le
risorse e soprattutto facendo anche debiti di Stato.
Sono in buona salute economica solo gli Stati Uniti perché hanno aumentato
in modo esponenziale l’estrazione del carbone e raddoppiato la produzione del-
l’acciaio. Hanno venduto ed esportato in Europa tonnellate di merce con un giro
d’affari molto importante. Sono stati quelli che hanno prestato all’Europa milioni
di dollari e naturalmente devono recuperare questa cifra con un’ulteriore espor-
tazione della propria produzione interna per la ricostruzione europea. Avvenne
lo stesso dopo il Secondo conflitto mondiale con il noto piano Marshall che, aiu-
tando l’Europa da ricostruire, aiutava le ditte americane ad aumentare produzione
e vendere: sì, perché vi era un certo obbligo per chi si avvaleva del piano, di com-
prare oltre oceano.
In Europa e anche in Italia si deve passare da un’economia e produzione di
guerra a una produzione industriale civile e cioè occorre riconvertire e ristruttu-
rare le fabbriche ancora esistenti… e quindi occorre un piano industriale. E que-
sto è un passaggio difficile se la politica non lo sa preparare e gestire. E non seppe
farlo.
Tanto la situazione finanziaria era difficile alla fine del conflitto che il presi-
dente del Consiglio dell’epoca, Francesco Saverio Nitti, tendeva a fare una feroce
revisione della spesa dello Stato, guardando anche a una flebile ristrutturazione e
ricostruzione delle Forze Armate, ritenendo che di molti reparti inseriti nel Co-
mando Supremo e in genere negli uffici militari non vi fosse più necessità. Ri-
cordiamo tra l’altro che in quel periodo il ministro degli Esteri Tittoni cercò di
far afferire al Ministero degli Esteri e alle rappresentanze diplomatiche all’estero
il servizio di raccolta delle informazioni per quella che oggi chiamiamo sicurezza
esterna. Contando sulla rete capillare delle rappresentanze diplomatiche e con-
solari all’estero, riteneva che fosse utile conferire a uffici di queste ambasciate e
consolati la raccolta informativa che avrebbe dovuto essere canalizzata verso
Roma, al Ministero, dove uffici speciali preposti avrebbero scremato le notizie
per poi passarle al Comando del Corpo di Stato Maggiore o al Comando Su-
premo, se ancora in atto. Il tutto era stato generato anche da un’insofferenza mar-
cata dei vari ambasciatori, legati e consoli, perché l’addetto militare navale, che si

