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418          Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione




              occupava quasi istituzionalmente di informazione, molto spesso inviava i suoi
              rapporti direttamente a Stato Maggiore Marina a Roma, ma non informava il suo
              diretto referente in loco, cioè quello che normalmente si chiama “capo missione”.
              Anche gli addetti dell’Esercito avevano spesso lo stesso comportamento, più volte
              stigmatizzato a Roma.
                 Il Presidente del Consiglio, in accordo col suo Ministro degli Esteri, inviò una
              circolare allo Stato Maggiore Marina, invitandolo a sciogliere il IV Reparto, che
              appunto si occupava di informazione militare ed estera, considerato che, per
              quanto riguardava la sicurezza interna, andava benissimo quel che faceva il Mini-
              stero dell’Interno con il servizio informazioni del quale disponeva la Direzione
              Generale di Pubblica Sicurezza.
                 A questa sollecitazione, la Regia Marina rispose che stava studiando il pro-
              blema insieme all’altra Forza Armata in una commissione interministeriale ad hoc
              ma in realtà la risposta, sia pur nella consueta gentilezza e diplomazia, era certa-
              mente colloquiale ma non positiva. La circolare era sicuramente solo la premessa
              per l’invio di altra di ugual tenore, indirizzata al Regio Esercito, ma non se ne
              fece più nulla perché il governo Nitti cadde e il riordinamento dell’Esercito subì
              notevoli variazioni fino all’ascesa al potere di Mussolini, che era a favore di ogni
              possibile struttura informativa, militare o non, a difesa non solo dell’Italia, ma
              soprattutto del mantenimento del regime.
                 Anche l’aviazione risentì di un crollo degli investimenti relativi, dopo aver rag-
              giunto un buon livello ed essere stata un punto fondamentale dello sforzo bellico
              con le basilari informazioni che la ricognizione fotografica aerea aveva portato
              alla condotta della guerra, non altrimenti ottenibili sul e per il terreno di combat-
              timento. Lo sforzo però degli aviatori italiani e dell’organizzazione aerea, viva e
              vitale portò nel 1923 alla nascita della Regia Aeronautica, “Arma azzurra”, quale
              terza forza armata dell’Italia del primo dopoguerra, nonostante le scarse risorse
              finanziarie presenti. Un successo… ma ormai il vento era mutato: Mussolini era
              a capo del Governo.
                 Il problema ritenuto più importante era ridurre alcune spese dello Stato per
              poter riavviare una produzione industriale da riconvertire, ma questo tipo di pro-
              cesso non è mai stato molto facile; ancor di più lo era con molte aziende distrutte
              o non attive da qualche anno.
                 Inoltre nella massa operaia erano penetrate le ideologie che provenivano dalla
              Russia, addirittura con l’idea di costituire dei soviet all’interno delle fabbriche e
              nei reparti militari. In realtà in quel periodo migliorarono le condizioni dei lavo-
              ratori dell’industria che arrivarono a ottenere il famoso traguardo delle otto ore
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