Page 425 - Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione. Problematiche e prospettive - Atti 11-12 novembre 2019
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Relazione di chiusura 423
determinazione delle sfere di influenza o di interesse dei singoli Stati belligeranti
e soccombenti, prima del silenzio delle armi.
Il 16 maggio 1916, le due potenze firmavano appunto un accordo che con-
cerneva quelle sfere d’influenza o d’interesse sui territori mediorientali. Finita la
guerra, per regolare l’occupazione anglo-francese nel Levante (non solo questa,
ma soprattutto la loro pragmatica main mise sui territori), tra le due potenze euro-
pee venne firmato a Londra, il 15 settembre 1919, un primo accordo in base al
quale fu decisa la divisione della Siria in tre zone: una Est (cioè la Siria interna
con le città di Damasco, Homs, Hama e Aleppo), sotto amministrazione araba;
una zona Ovest (tutto il litorale siriano da San Giovanni d’Acri a Iskenderun, al-
lora Alessandretta) e una zona Nord (la Cilicia) sotto occupazione militare fran-
cese; infine una zona Sud, la Palestina, sotto occupazione inglese. Questa divisione
corrispondeva perfettamente alla spartizione in zone d’influenza e d’interesse tra
le due potenze sui territori considerati non turchi – cioè arabi – ancora sotto il sul-
tano di Costantinopoli, concordata con quegli accordi Sykes-Picot del 1916, che
però non furono integralmente applicati.
La Francia ottenne il mandato sulla Siria, che tenne fino al 1946, e sul Libano;
la Gran Bretagna ottenne quello sulla Mesopotamia, la Transgiordania e la Pale-
stina. Dal 1920 al 1946, quando ottenne l’indipendenza, la Siria fu un mandato
francese: forma coloniale politico-amministrativa prevista dalla Società delle Na-
zioni per territori non pienamente sovrani.
In realtà fu proprio la Gran Bretagna a divenire la potenza più importante e
influente in questa regione strategica anche perché con i presidi in Sudan, sulle
coste del Mar Arabico e del Golfo Persico controllava un’importante via di co-
municazione verso l’India britannica e quindi si garantiva passaggio di merci e
persone verso i propri domini coloniali. Fu proprio la Gran Bretagna a dare inizio
al problema palestinese non ancora risolto dopo un secolo, decidendo di far creare
in quella terra (disponendone pur non avendone la sovranità) un focolare per ri-
fugiati di religione ebraica che lasciavano Paesi dove erano perseguitati, dimenti-
cando in parte che su quella terra viveva un’altra popolazione, di religione
musulmana e cristiano-cattolica. Decise con la dichiarazione Balfour del 2 novembre
1917 di guardare con favore alle aspirazioni sioniste e quindi con il medesimo fa-
vore di guardare al formarsi in Palestina di una casa nazionale (national home) per
il popolo ebreo. Arthur Balfour, allora ministro degli Esteri inglese, assicurò Lord
Rothschild che l’Inghilterra avrebbe fatto del suo meglio per facilitare il raggiun-
gimento di questo obiettivo, essendo peraltro chiaro che nulla doveva essere in-
trapreso che potesse pregiudicare i diritti civili e religiosi delle comunità ivi

