Page 421 - Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione. Problematiche e prospettive - Atti 11-12 novembre 2019
P. 421

Relazione di chiusura                                                 419




              lavorative giornaliere: una conquista di classe importante e foriera di altre richieste,
              soddisfatte in parte dal nuovo sistema politico che si sarebbe installato dopo
              due/tre anni. Furono questi momenti abbastanza complessi per quello che ri-
              guardava l’ordine pubblico, soprattutto se a questo si aggiunsero anche le riven-
              dicazioni dell’elemento femminile che, dopo aver lavorato in fabbrica o aver fatto
              mestieri considerati fino allora maschili, e essere state capofamiglia, reclamavano
              un mutamento nella propria situazione sociale, essendo spesso l’unico sostenta-
              mento dei figli o degli anziani genitori.
                 Purtroppo però occorre notare che in quel tempo non vi fu un solido piano
              industriale, né la politica riuscì a intercettare le reali pressanti richieste della po-
              polazione. E questo quasi sempre comporta un capovolgimento di situazioni po-
              litiche. Come avvenne.
                 Occorreva fare una spending review energica, però, e si pensò ad altre strutture
              istituzionali. Pur sciogliendo l’organizzazione delle Guardie di Città fu organizzata
              una Regia Guardia per la Pubblica Sicurezza anche se gli elementi erano ex cara-
              binieri, ex finanzieri e ex guardie di Città. Costavano comunque e non sembra-
              vano molto graditi all’Arma, all’Esercito e molto poco accettati dalla popolazione
              tanto che, quando il fascismo prevalse, questa Regia Guardia fu sciolta e nel 1925
              Mussolini creò gli agenti di Pubblica Sicurezza, che ne assorbirono le competenze.
                 La smobilitazione avvenne lentamente anche perché vi fu un notevole apporto
              delle Forze Armate nella ricostruzione dell’Italia, come ben messo in luce in una
              delle relazioni del convegno. Il Regio Esercito e la Regia Marina provvidero so-
              prattutto alla ricostruzione delle zone dove la guerra era stata più cruenta, cioè
              delle regioni del Nord-Est. Un lavoro estremamente interessante che riuscì a ri-
              mettere in sesto alcune infrastrutture in quelle regioni. Non si può comunque
              negare che reinserire nel tessuto sociale circa quattro milioni di ex combattenti e
              operai militarizzati non era facile da farsi in pochi anni, con soddisfazione di tutti,
              ristabilendo impossibili equilibri sociali pre-conflitto.
                 L’impressione che si ha dagli studi e dalla lettura dei giornali dell’epoca è che
              vi fosse un momento di confusione generale in Europa e in Italia e di forte diso-
              rientamento anche perché erano arrivate nuove istanze ideologiche dalla lontana
              Russia, che si erano bene infiltrate nei ranghi dell’Esercito, non solo italiano; l’at-
              tività informativa di allora fu proprio quella di individuare coloro che si erano la-
              sciati affascinare dalle idee bolsceviche e quindi portatori di possibili radicali
              cambiamenti sovvertitori della vita sociale.
                 Tanto più questo accadeva perché finanziariamente, come sempre succede du-
              rante e dopo un conflitto, l’inflazione era altissima e il potere d’acquisto della
   416   417   418   419   420   421   422   423   424   425   426