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422 Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione
Nessuno dei quattro trattati di pace che in realtà furono allora firmati, Ver-
sailles, Saint Germain, Trianon e Neuilly, portò a una pace veritiera e soprattutto
non riuscì a eliminare tutte quelle sfide politiche e sociali che saranno portate agli
interessi europei nelle successive decadi.
Oltre alle frontiere in Europa, soprattutto nei Balcani, dopo la dissoluzione
dell’Impero austro-ungarico, occorreva mettere a punto la divisione dei territori
africani e di quelli del Medio Oriente, essendo scomparso dopo secoli anche l’or-
mai corrotto e debole Impero ottomano.
Il 18 gennaio 1919 si aprì a Parigi la Conferenza di pace. Gli Alleati non ave-
vano più la precedente intesa fra di loro e uno dei primi terreni di scontro fu pro-
prio l’Africa a sud del Sahara, in particolare per quel che riguardava i territori
della Germania. Furono divisi anche quelli asiatici con scarso impatto sulle vi-
cende europee. Fu deciso che gran parte di quelli africani e mediorientali sareb-
bero stati affidati a potenze vincitrici con un innovativo sistema di
amministrazione degli stessi, i mandati, le cui puntuali regole erano concordate
fra i Grandi. Fu la Società delle Nazioni a inventare il nuovo sistema giuridico-
amministrativo che permetteva alle cosiddette grandi potenze di agire in nome e
per conto di alcuni nuovi Stati o territori, ritenuti non in grado di amministrarsi
da soli. Sempre in quest’ottica le Nazioni Unite, dopo il Secondo conflitto mon-
diale, provvidero a organizzare un nuovo sistema giuridico amministrativo con
le amministrazioni fiduciarie, che dovevano preparare i nuovi Stati, nati sulla spinta
della decolonizzazione, al debutto nella politica internazionale. Sistemi diversi di
colonialismo, ma sempre colonialismo era. La Conferenza di Bandung nel 1955
sanzionò le forti aspirazioni di tutte le popolazioni ad avere un’indipendenza, in
particolare quelle africane che la ottennero in gran parte nel 1960, considerato
l’anno dell’Africa.
Per la storia europea è interessante, dal punto di vista politico e soprattutto
economico, la spartizione dei territori ex ottomani. Nel novembre 1915, già al
secondo anno di guerra, due gentiluomini, Sir Mark Sykes, inglese, e George Picot,
francese, si incontravano per tessere la tela di un accordo fra Francia e Gran Bre-
tagna, per la futura sistemazione di territori che facevano ancora parte dell’Impero
ottomano, zone che appartengono ora alla Giordania, all’Iraq e alla Turchia. Quel-
l’Impero veniva considerato il “malato d’Europa” e quindi destinato a soccom-
bere militarmente e sparire. Tanto valeva avanzare nelle discussioni sulla
e soprattutto RENOUVIN, P., Histoire des Relations Internationales de 1871 à 1945. Hachette,
Parigi 1994, p.415 e sg.

