Page 427 - Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione. Problematiche e prospettive - Atti 11-12 novembre 2019
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Relazione di chiusura 425
In questa divisione, ritenuta la migliore dalle potenze vincitrici, i curdi, originari
come noto dell’Asia occidentale, territorio dell’Impero ottomano, ebbero la peg-
gio. Con il trattato di Sèvres del 1920 era stato previsto che questa popolazione
avrebbe potuto essere indipendente con un proprio Stato ma il problema fu Mou-
stafà Kemal che, ormai a capo di quel che restava dell’Impero ottomano, rifiutò,
sia pur vinto, di accettare quel trattato; un nuovo trattato sancì la pace con la Re-
pubblica laica di Turchia, quello di Losanna di tre anni dopo, che fissò i limiti
confinari del nuovo Stato. Ataturk non si riteneva l’erede del vecchio Impero ot-
tomano e del sultano di Costantinopoli, ma una nuova realtà apparsa nel pano-
rama politico e forzando su questo presupposto, che riuscì a far accettare dalle
potenze vincitrici, dettò con successo la sua pace alle altre nazioni, quasi fosse
stato tra quelle vincitrici. I curdi rimasero una minoranza, non ascoltata, divisa
fra quattro stati: Iran, Turchia e due sorti sulle ceneri dell’Impero ottomano, Iraq
e Siria, nonostante il punto 12, dei famosi 14 enunciati da Wilson. I curdi sono
tuttora senza uno Stato nazionale, nonostante il loro attuale solido impegno nel-
l’annientamento militare contro Daesh, Stato islamico autoproclamato, forse de-
bellato. Il problema continua a infiammare gli scontri regionali anche ai nostri
giorni, ma ancora una volta l’indipendenza curda non interessa la politica mon-
diale. Ecco dunque il secondo problema creato dalla cosiddetta Pace di Versailles,
non ancora risolto, oltre a quello palestinese. Per non ricordare le rivendicazioni
ad esempio sempre attuali, della Siria, che prima della guerra civile, reclamava il
territorio dell’Hatay, divenuto turco prima del 1939, e il Libano che ha più volte
rivendicato una parte del territorio siriano, in vista di un Grande Libano sempre
sognato.
Anche l’Italia ebbe la sua “vittoria mutilata”. Perse terreno in Libia, la prima
di molte altre volte, anche recenti. L’accordo anglo-italiano firmato al Cairo il 6
giugno 1917 con Mohamed Idriss limitò l’espansione, almeno per il momento,
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sul territorio libico. Del resto l’Italia usciva provata dal conflitto in uomini e ar-
mamento e in quel momento era più interessata allo smembramento dell’Impero
austro-ungarico, per poter recuperare buoni sbocchi non solo sull’Adriatico, ma
sulla regione del Danubio.
In sintesi, tutto quello che era stato previsto nel trattato di Londra del 1915 e
in quello di San Giovanni di Moriana due anni dopo, avrebbe dovuto essere rea-
4 Cfr. MINISTÈRE DES ARMÉES, SERVICE HISTORIQUE DE LA DÉFENSE, (SHD),
ARMÉE DE TERRE, 16N2985: accordo analizzato dai francesi, di grande interesse docu-
mentale, sempre redatto dal colonnello Doyel De Saint Quentin.

