Page 328 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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Mussolini senza dubbio non ha tenuto conto dell'impreparazione e
dei limiti logistici dello strumento militare, ma per quanto riguarda l'or-
ganizzazione della nazione per la guerra e la mobilitazione civile vi è stata
- da parte sua e in genere dell' eseèutivo - non tanto una scarsa presa
di coscienza dell'importanza di questi settori ma un'errata (o strumentale
e interessata) impostazione e comprensione dei reali termini del proble-
ma, quindi anche della corretta e realistica via per risolverlo. Mussolini
aveva ragione quando diceva di essere stato - al di là delle apparenze
-l'uomo più disobbeditod'ltalia, e in effetti i fin troppo numerosi prov-
vedimenti secondari del periodo dimostrano un notevole impegno legisla-
tivo < 48 > che però all'atto pratico - e magari senza volerlo - favorisce
anziché ridurre la frammentazione dei poteri e riduce l'efficacia dei prov-
vedimenti, vanificando e disperdendo in mille rivoli l'ampia discreziona-
lità che la legislazione primaria conferisce all'esecutivo. Non ci sembra,
perciò, del tutto convincente la tesi che Mussolini abbia trascurato
l'organizzazione della nazione per la guerra e la mobilitazione civile, o che
le abbia trascurate fidando nella guerra breve: al massimo, questo può es-
sere vero - come lo è stato nel 1914-1915 - solo per i primi mesi di
guerra.
Nel campo ordinativo e tecnico-militare in genere, non sarà mai sot-
tolineato abbastanza che la debolezza fondamentale della divisione "bina-
ria" (anche e specialmente semotorizzata o corazzata) nel 1941 si rivela
di carattere logistico e consiste nell'insufficiente a':ltonomia logistica e nel-
la carenza di trasporti, di organi logistici con automezzi in proprio, di
dotazioni di riserva, di organi di riparazione e di materiali veramente adatti
a operazioni dinamiche. Questo "alleggerimento" logistico della divisione
rimane un caso unico e anomalo in campo europeo, tanto più anomalo
visto che lo strumento chiaramente richiesto dalle "Direttive" del 1935
avrebbe dovuto consentire una guerra movimento e anzi di rapido corso,
per la quale - come osservava il generale Liuzzi nel 1934 - occorreva
una organizzazione logistica ad hoc.
Senza dubbio gli Stati Maggiori italiani mancavano di una mentalità
corazzata: ma nel 1941le divisioni italiane, chiunque le comandasse, po-
tevano essere tutto meno che "navi nel deserto", e anche il concentramento
(48) Cfr. A. Padoan, Disciplina delle fabbricazioni di guerra, Roma, Arti Grafiche Padoan,
1941 (con ampia bibliografia sulla legislazione fino al 1941).
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