Page 326 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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dizio,  proprio la  vittoriosa battaglia finale  di  Vittorio Veneto  nel  1918,
               che aveva segnato la ripresa della guerra offensiva e di movimento anche
               sul fronte italiano, lasciava come principale eredità logistica da risolvere
               per il futuro il problema dell'alimentazione di colonne motorizzate spinte
               in  profondità.
                    Gli avvenimenti del  1941  dimostrano, invece,  che da parte italiana
               questo  problema fondamentale  (del  resto  posto  anche  dalle  "Direttive"
               del1935) non era stato affatto risolto, nonostante gli ammaestramenti delle
               campagne tedesche di  Polonia e Francia, nelle quali, come scriveva il co-
               lonnello  cecoslovacco  Moravec:
                         Il Comando  tedesco  era riuscito  a creare  una tattica  nuova  adatta per
                         la  manovra dei grandi corpi  moto-meccanizzati.  Ma ciò  che  era  ancor
                        più importante era  riuscito  a risolvere  il problema  del  rifornimento  di
                        grandi corpi  motorizzati di  carburanti,  munizioni e pezzi di ricambio
                         a grandi distanze,  in  modo  così perfetto,  che le  colonne di testa,  che  nel
                        frattempo si erano allontanate considerevolmente dalla loro base di par-
                         tenza,  avevano pienamente  conservato  la forza  di  attacco <45>.

                    Insieme con la cattiva organizzazione dei convogli, è questa la caren-
               za logistica maggiore del 1940-1941. Tale carenza deriva sostanzialmente
               da una sottovalutazione generale delle esigenze della guerra mediterranea.
               In campo terrestre, in nome della "logistica povera" (che a parere di talu-
               ni scrittori militari della seconda metà degli anni Trenta avrebbe dovuto
              · addirittura stimolare lo  spirito aggressivo delle truppe) < 4 6>  di fatto si  ap-
               plica ancora, obtorto collo,  l'antiquato principio artigianale e pre-industriale
               dei Servizi e delle truppe che devono arrangiarsi in qualche modo, come
               ai  tempi  di  Napoleone,  con negativi  riflessi  sul  morale  delle  truppe < 47>.



               (45)  E.  Moravec,  La strategia attuale,  Firenze,  Cya,  1940,  p.  211.
               (46)  V.  Bobbio, Le grandi manovre in lrpinia- deduzioni e considerazioni,  "Rivista di  Fante-
                   ria"  n.  10/1936.
               (47)  Nel 1941 vi sono, però, anche autorevoli scrittori militari- come il generale Cor-
                   selli - che in sottile polemica con taluni superficiali e opportunistici orientamenti
                   ufficiosi  (per la  verità, combattuti più che  fatti  propri dallo  S.M.E.) sottolineano
                   l'importanza e l'insostituibilità del  materiale:  "Il buon materiale eleva  il  morale,
                   il cattivo lo  deprime.  E non è il caso  di  parlare di guerra  materiale,  come se  fosse
                   una forma di guerra inferiore; è il caso invece di dotare le proprie truppe di mate-
                   riale moderno,  non inferiore a quello degli eventuali  nemici; con esso  si potrà far
                   meglio guerra intelligente,  artistica,  anche napoleonica. La  quale invece non si potrà
                   far  mai con materiale scadente". (Cfr.  R.  Corselli,  La guerra dei  materiali,  "Echi e
                   Commenti"  1941, pp.  167-169).


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